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Questo articolo è stato pubblicato il 05 febbraio 2013 alle ore 13:42.

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Crisi Roma, a tre giorni dall'esonero di Zdenek Zeman tutto tace, o quasi. Ieri, tra le prime indicazioni sul campo di Aurelio Andreazzoli, il tecnico che ha ricevuto i galloni da allenatore con la benedizione a distanza del suo ex capo Luciano Spalletti, hanno fatto rumore le ultime dichiarazioni ex voto dell'ammiraglio boemo, che ai tifosi che hanno fatto capolino a Trigoria ha dichiarato tutto il suo dispiacere per una situazione che certo gli sta stretta.

Giusto un assaggio di quanto ha fatto sapere davanti alle telecamere di "Undici", la trasmissione di Italia 2: «Sono dispiaciuto per aver chiuso questo capitolo così. Pensavo di dare qualche soddisfazione ai tifosi e non ci sono riuscito. Purtroppo sono mancati i risultati, senza di quelli tutto diventa più difficile. Ma io in questa squadra ci credevo».

Appunto, Zeman ci credeva. Era convinto di poter fare bene nella stagione del rilancio in giallorosso. Ma l'avventura è durata poco meno di sei mesi, naufragata tra frasi dette eppure non dette, traguardi vicini eppure lontani e un desiderio grande così da parte del popolo di fede romanista di tornare a sorridere dopo la stagione travagliatissima a firma Luis Enrique. Ecco, a proposito di risultati mancati. Stagione 2011-12, giornata numero 23: Roma punti 35, sesto posto a meno 12 dal Milan capolista e a meno 7 dalla Lazio di Edy Reja. Stagione in corso, giornata numero 23: Roma punti 34, ottavo posto a meno 18 dalla Juventus e a meno 9 dalla Lazio di Petkovic. Un anno dopo, nulla è cambiato. Anzi, no, la Roma di Zeman ha un punto in meno rispetto a quella di Luis Enrique, che pure tra mille scaramucce fuori e dentro lo spogliatoio ha tirato dritto fino al termine del campionato. Lui sì, atteso e giustificato. Zeman no, lui doveva fare meglio.

«Colpa di Zeman? È la cosa più semplice da dire e da fare. Le cose non vanno? Via l'allenatore», dice a Il Sole 24 Ore.com Roberto Pruzzo, colonna all star della Roma anni Ottanta e attualmente direttore sportivo del Savona. «Credo che ci siano state responsabilità da parte di tutte le componenti della società. Quando si arriva a situazioni come queste, la colpa non è mai di una sola persona. Su questo non ho dubbi. Sarà in ogni caso il tempo a dire se allontanare Zeman sia stata una mossa giusta oppure no. Il Genoa ha cambiato fin qui tre allenatori, il Palermo ha fatto più o meno la stessa cosa. Questa è la regola, bisogna accettarla e va bene così. Se penso che Zeman potesse fare di più con la squadra che aveva a disposizione? Sì, credo di sì, ma anche questo è opinabile, perché è difficile stabilire se questa sia davvero una rosa di buon livello».

Per Carlo Mazzone, un altro ex di lusso della storia giallorossa, le cose dovevano andare diversamente. «La Roma doveva avere pazienza», spiega a Il Sole 24 Ore.com il tecnico che ha guidato il club dal 1993 al 1996. «La nuova società ha cambiato tantissimo, investendo su giovani bravi che saranno campioni ma soltanto in prospettiva. Doveva essere un anno di transizione. Ripeto, bisognava avere più pazienza. No, non sono stato d'accordo con la scelta di esonerare Zeman. Sapevamo prima che arrivasse quali fossero le sue convinzioni, era necessario dargli più tempo. Abbiamo cambiato la società, tantissimi giocatori, non si poteva pretendere di avere risultati importanti subito. Pronti e via, come era possibile già lottare per lo scudetto? E poi, cosa sarebbe cambiato se Zeman fosse rimasto fino alla fine del campionato? A giugno, si sarebbero seduti intorno a un tavolo, valutando attentamente pregi e difetti di quanto accaduto per prendere la decisione in un senso o nell'altro. Ma ora, che senso ha? Non so dove metterà le mani il nuovo tecnico. Io ovviamente mi auguro che faccia bene e che sia più fortunato di Zeman. Andreazzoli? Non ho il piacere di conoscere il ragazzo».

Una parte importante della tifoseria dei lupacchiotti è d'accordo con il mister che anni fa coniò un aforisma che ha fatto scuola: «La tecnica è il pane dei ricchi, la tattica è il pane dei poveri». Come dire, da qualche parte bisogna pur cominciare. Ma se Zeman non ha colpe, contro chi va puntato il dito? «No, i giocatori non hanno alcuna responsabilità», dice Mazzone. «Non credo a tutto quello che si scrive, che i ragazzi litigavano a destra e a manca. Secondo me non vedevano l'ora che arrivasse il fine settimana per mettersi alla prova sul campo. Certo, in alcuni casi non hanno fatto delle buone partite, ma io li ho visti sempre molto impegnati. Anche Francesco Totti, concentratissimo, era da tempo che non lo vedevo così protagonista anche sul piano fisico, oltre che tecnico. Serio, disciplinato, anche tatticamente, insomma, bravo Francesco. Credo che i giocatori avessero tutte le intenzioni di seguire il pensiero di Zeman. Di che cosa ha bisogno questa Roma per tornare grande? Di qualche giocatore già maturo e di grande esperienza e valore. Meglio Spalletti o Blanc? Beh, io non vorrei fare il professore, ma dico Spalletti perché conosce Roma e conosce il campionato italiano. Credo che sarebbe la persona più adatta per la panchina giallorossa».

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