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Questo articolo è stato pubblicato il 05 febbraio 2013 alle ore 06:37.

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BRUXELLES. Dal nostro corrispondente
La Commissione è sempre più preoccupata da una pericolosa segmentazione del mercato creditizio europeo. L'esecutivo comunitario ha inviato nei giorni scorsi alle autorità di vigilanza nazionali una richiesta di informazioni dal tono urgente. La presa di posizione giunge dopo che negli ultimi mesi si sono moltiplicate le restrizioni al libero movimento dei capitali nel settore bancario, limitando la possibilità di rimpatriare depositi dalle società controllate alla casa madre.
Nella sua lettera, la Commissione nota «misure prudenziali che potrebbero rivelarsi sproporzionate». Le autorità comunitarie si dicono «molto preoccupate» dai controlli di capitale, dalle restrizioni ai trasferimenti o ai prestiti tra società dello stesso gruppo, dai limiti alle attività delle filiazioni, o addirittura dal rimpatrio dei profitti. Il risultato rischia di essere una rinazionalizzazione surrettizia delle attività bancarie che minerebbe gravemente il mercato unico e la zona euro. In questo contesto, la Commissione ha chiesto alle autorità di vigilanza dei 27 paesi membri di rispondere entro fine febbraio a un questionario sulle eventuali misure prese negli ultimi mesi in questo ambito. Nella sua lettera, l'esecutivo comunitario ricorda ai paesi la necessità di collaborare per evitare una segmentazione del mercato interno. Il passo deciso dalla Commissione potrebbe preludere a un ricorso davanti alla Corte di Giustizia dell'Ue. Per ora, tuttavia, la Commissione preferisce rimanere cauta e vuole risolvere la questione in seno all'Autorità bancaria europea (l'organismo noto con l'acronimo inglese EBA). Lo sconquasso finanziario ha indotto molti governi a proteggere il loro settore creditizio, non solo nazionalizzando istituti di credito in difficoltà ma anche imponendo misure prudenziali impegnative o vietando il rimpatrio di profitti societari.
In Gran Bretagna, le autorità hanno fatto pressione negli ultimi tempi perché le banche straniere trasformino sportelli nel Regno Unito in società controllate. I primi sono vigilati dalle autorità nazionali responsabili della sorveglianza della casa madre. Le seconde sono vigilate invece dalle autorità nazionali del luogo in cui si trovano all'estero. In particolare, due istituti di credito ciprioti sono stati presi di mira: la Bank of Cyprus e la Cyprus Popular Bank.
Un altro caso ha coinvolto UniCredit. A un certo punto, le autorità tedesche hanno tentato di bloccare il trasferimento di fondi e depositi dalla Germania all'Italia. Dietro al tentativo tedesco c'era la paura che la Repubblica Federale potesse essere costretta a pagare più dell'Italia un eventuale salvataggio della banca italo-tedesca, ma anche il desiderio di trattenere in patria denaro utile a sostenere l'economia tramite crediti alle imprese e alle famiglie.
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