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Questo articolo è stato pubblicato il 16 marzo 2013 alle ore 16:55.

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Francesco SaverioFrancesco Saverio

La scelta di farsi chiamare Francesco potrebbe trovare un motivo di ispirazione nei tratti racchiusi nella figura di uno dei fondatori della Compagnia di Gesù tra cui svetta un Francesco. Tra i nove compagni di Ignazio di Loyola, Francesco Saverio (Javier, Navarra 1506 - Sancian, Cina 1552) raggiunse nella Chiesa dell'epoca e nella neonata Compagnia un'indiscussa fama di santità ed eroicità che come Francesco d'Assisi lo condurranno alla proclamata santità prima dell'avvio del processo di canonizzazione. Le biografie di Antonio de Quadros tre anni dopo la sua morte, quella di Emanuele Teixeira (1580), quella di Alessandro Valignano (1583) e di Orazio Tursellini (1594) divulgarono prontamente le sue imprese leggendarie alimentando il desiderio di martirio di generazioni e generazioni di gesuiti e religiosi che lo presero a modello per le imprese missionarie.

Soprattutto furono le sue lettere che circolarono con una notevole rapidità. Durante la sua vita tre di queste furono stampate a Parigi (1545). Tursellini ne pubblicherà cinquantadue nel 1596. Raccontavano dei nuovi popoli incontrati, descrivevano il paesaggio, la geografia e le fatiche per adattarsi alle altre culture. Arrivarono in Portogallo, in Spagna, a Roma, nelle mani dei padri radunati nel Concilio di Trento.
Giovanni III, re di Portogallo, prima di leggerle, le baciava e le poggiava sul capo in segno di rispetto e venerazione. Il papa Marcello II (1501-1552) piangeva di consolazione durante la loro lettura. Lo stesso papa, tanto amato dalla Compagnia di Gesù, che si trasformò in un "luogo di pace": quando le conversazioni tra i gesuiti si infuocavano, si diceva per ritrovare la calma persa: "Parliamo del papa Marcello", per ricordare i tempi sereni che si videro turbati con l'ascesa al soglio pontificio del papa Paolo IV, l'inquisitore Giovanni Pietro Carafa.

Il cambiamento che subirà il nome di Francesco Saverio potrebbe indicare due tratti caratteristici della sua persona: la sua povertà come conseguenza dell'itineranza missionaria. Francisco de Javier, Francès, Francisco de Jasso e Francesco Saverio segnano il cammino da Navarra a Parigi, dal Portogallo all'India e dal Giappone all'isola di Sancian in Cina. Questo pellegrinaggio implicherà lo spoglio del Saverio che lo porterà a vivere una povertà nella quale non si distinguerà più tra una vita povera e la povertà di mezzi.
Le delusioni e il fallimento dell'attività missionaria saranno un motore per continuare incessantemente il suo pellegrinaggio: "Tutti mi dicono che dalla Cina si può andare in Gerusalemme. Se questo fosse come dicono, io lo scriverò a Vostra Santa Carità, e quante leghe vi sono e in quanto tempo si può andare".

Questa ricerca di sradicamento, al quale neppure le preghiere affettuose di Loyola riuscirono a mettere fine, indica un desiderio di perdita che evoca anche il cambiamento del nome nei mistici: come Juan de Yepes Álvarez si convertirà in Juan de la Cruz cercando di dimenticare se stesso. Scordare se stesso ma non la sua Compagnia: "Mi sembra che Compagnia di Gesù vuol dire Compagnia di amore e di concordia degli animi, e non di rigore e timore servile", scrive Saverio in una lettera, e dalle lettere che riceveva dai suoi compagni ritagliava le firme e le portava appese al collo raccolte in un reliquiario. Un affetto ricambiato dai suoi confratelli che riconosceranno in lui il "santo" per eccellenza così come in Ignazio si rappresenta il fondatore per eccellenza.
Quando la notizia della morte di Francesco Saverio giunse a Roma, Ignazio disse: "Lui sì era un santo".

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