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Questo articolo è stato pubblicato il 20 marzo 2013 alle ore 15:30.

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Obama con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Tel Aviv (LaPresse)Obama con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Tel Aviv (LaPresse)

«Che la pace arrivi in Terra Santa»: appena atterrato in Israele, per la prima volta da presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha espresso l'auspicio che in Terra Santa arrivi la pace. Dopo mesi di preparativi diplomatici e logistici, il presidente Usa é atterrato in Israele, accolto con una sontuosa cerimonia all'aeroporto Ben Gurion dal presidente Shimon Peres e dal premier, Benjamin Netanyahu. Il presidente è apparso sorridente, apparentemente rilassato e a suo agio, ma la visita, che sarà costellata da una serie di eventi simbolici, potrebbe non portare grandi frutti sul piano diplomatico.

Obama ha però voluto rassicurare i suoi diffidenti ospiti, che l'alleanza con Washington é «eterna» e «per sempre» e ha aggiunto che é «interesse fondamentale» degli Usa «stare a fianco di Israele» perché questa alleanza «rende entrambi i Paesi più forti e trasforma il mondo in un luogo migliore». «Non é casuale che questo sia il mio primo viaggio all'estero dall'assunzione del mio secondo mandato: considero questa visita come un'opportunità per riaffermare l'incorruttibile legame tra i nostri due Paesi, per riaffermare il deciso impegno dell'America per la sicurezza di Israele e per parlare direttamente al popolo di Israele e ai sui vicini».

Ad attenderlo sotto un sole scintillante e all'ombra dell'Air Force One, il presidente Simon Peres e il premier Benjamin Netanyahu. Obama li ha salutati con un semplice "Shalom" e poi, in ebraico, ha aggiunto: «È bene essere di nuovo nella terra di Israele». «Siamo vicini perché condividiamo una storia comune», ha continuato, «siamo vicini perché la pace deve tornare in Terra Santa». Il presidente statunitense non ha nominato i palestinesi per nome, ma li ha chiamati «vicini», né ha fatto cenno all'Iran o alla Siria, gli altri temi in cima all'agenda, ma ha ricordato i 3mila anni di storia del popolo ebraico nella zona, chiamando gli israeliani come «i figli di Abramo e figlie di Sara». «Grazie, grazie per essere al fianco di Israele», ha replicato Netanyahu. «Sei il benvenuto come un grande presidente degli Usa, come un leader mondiale eccezionale, come un amico storico di Israele e del popolo ebraico», ha aggiunto Peres. Poi il presidente é stato accompagnato in un vicino hangar a vedere una batteria dello scudo anti-missile "Iron Dome" appositamente portato in loco. E é stato il primo atto di una serie di messaggi simbolici che, nei prossimi tre giorni, verranno lanciati al mondo; per mostrare che Obama, come ha detto Netanyahu, dà il suo appoggio «inequivocabile» al diritto di Israele a «difendersi di fronte a qualsiasi minaccia».

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