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Questo articolo è stato pubblicato il 10 aprile 2013 alle ore 06:38.

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MILANO.
«Se servono? Perbacco». Renzo Cimberio investe molte risorse in certificazioni di qualità e la sua azienda di valvolame è stata tra le prime al mondo ad ottenere la "patente" integrata Pas 99, che include Iso 9001 e altre tre certificazioni. «E guardi che non è propaganda – spiega l'imprenditore – io nelle commesse internazionali mi confronto con tedeschi e danesi, tutti certificati. Se provassi a farne a meno sarebbe come andare all'estero senza passaporto». Il caso dell'azienda piemontese, che realizza all'estero il 90% dei ricavi, non è affatto isolato. E se è vero che la certificazione di qualità ha subito un rallentamento a causa della crisi, la sua diffusione nel 2012 è comunque riuscita a crescere dell'1,5% nonostante le difficoltà. L'osservatorio Accredia-Censis, presentato oggi, calcola che in Italia vi siano 83mila aziende e 128mila siti produttivi certificati Iso 9001, per un esborso diretto di 134 milioni annui che sale però a 500 considerando l'intero giro d'affari di queste attività. Nel campione di 800 aziende analizzate da Accredia, ente unico di accreditamento designato dallo Stato italiano, c'è anzitutto l'evidenza che la diffusione dell'Iso 9001 cresca all'aumentare della dimensione aziendale, arrivando al 90% per le imprese con oltre 50 addetti. La percezione che la qualità sia uno strumento competitivo cruciale è evidente nelle risposte delle aziende: chi ha scelto di certificarsi lo ha fatto anzitutto per rafforzare il posizionamento commerciale o per una esplicita richiesta dei clienti. «La certificazione – chiarisce il presidente del Censis Giuseppe De Rita – aiuta a tenere sotto controllo molte variabili strategiche, a razionalizzare i processi e ad operare secondo standard che oggi i mercati esteri pretendono». Il 73% delle aziende ritiene infatti che questa scelta migliori le prestazioni e produca risparmi di costi, per il 14% è una decisione strategica che ha fatto compiere un vero e proprio salto di qualità, solo il 5% ha un giudizio negativo sullo strumento. Con la diffusione di queste procedure emergono anche alcune criticità, la principale delle quali è la sensazione che ormai i filtri siano "larghi" e che ottenere la certificazione sia diventato eccessivamente facile. Qualche dubbio emerge anche sui benefici operativi della "patente" e questo offre alcuni spunti per rendere più attraente lo strumento: dalla possibilità che all'Iso 9001 siano connesse automaticamente consistenti semplificazioni amministrative al contenimento dei costi della certificazione; dall'obbligatorietà dello strumento per la partecipazione ai bandi di gara all'alleggerimento delle incombenze richieste. «Le certificazioni Iso 9001 – aggiunge il presidente di Accredia Federico Grazioli – sono un investimento utile tanto più se la Pa saprà tradurre sul piano operativo il principio, fissato solo sulla carta, che attribuisce alle certificazioni di qualità il ruolo di alleggerire il carico burocratico che grava sulle imprese».
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IL SETTORE
Il monitoraggio
L'osservatorio Accredia-Censis ha calcolato che in Italia 83mila aziende e 128mila siti produttivi abbiano ottenuto certificati Iso 9001 per un costo diretto di 134 milioni annui (che arriva a 500 milioni se si considera l'intero giro d'affari)
Il campione di 800 aziende analizzate da Accredia, ente unico di accreditamento, dimostra che la diffusione della certificazione Iso 9001 cresce con l'aumentare della dimensione aziendale (si arriva al 90% per le imprese con oltre 50 addetti)
Il 73 per cento delle aziende ritiene che la certificazione migliori le prestazioni e produca risparmi di costi, per il 14% è una decisione strategica che ha fatto compiere un vero e proprio salto di qualità (solo il 5% ha un giudizio negativo sullo strumento)

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