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Questo articolo è stato pubblicato il 16 aprile 2013 alle ore 16:03.

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Tokyo (Afp)Tokyo (Afp)

TOKYO - C'è un'Italia che guarda al futuro e si presenta con punti di forza e ottimismo. A ricordarcelo, a dispetto di un depresso presente, è una iniziativa che parte da Tokyo e poi farà il giro del mondo (San Francisco, Los Angeles, Budapest, più edizioni minori a Sofia, Algeri, Tripoli, Toronto, Vancouver e Baghdad). Un robot umanoide made in Italy comprato dall'Università di Osaka è la star della mostra "Italia del Futuro" inaugurata oggi all'Istituto Italiano di Cultura della capitale nipponica: una efficace introduzione, per il pubblico giapponese, alle eccellenze scientifiche italiane.

La mostra itinerante entra a far parte della rassegna "Italia in Giappone 2013" e dà l'avvio a un mese di seminari, incontri ed eventi dedicati a presentare al mondo della ricerca e dell'industria locale le espressioni più significative della nostra tecnologia sotto varie aspetti: robotica, fisica nucleare, medicina, nautica, spazio, innovazione applicata ai beni culturali e all'archeologia. In questo contesto, il 17 aprile sarà firmato il decimo programma esecutivo dell'accordo di cooperazione bilaterale in ambito scientifico e tecnologico.

"L'obiettivo ultimo è quello di fornire una immagine, non alternativa ma complementare, di un'Italia ricca di arte e di storia in cui si produce anche ricerca di alto livello e tecnologia all'avanguardia, realizzata spesso attraverso attività di cooperazione con il Giappone", ha detto l'ambasciatore d'Italia Domenico Giorgi, sottolineando che sono oltre 140 le intese di collaborazione esistenti, mentre istituzioni di ricerca e università giapponesi ospitano attualmente una cinquantina di scienziati italiani a titolo permanente.

Lo ha ricordato anche il presidente del prestigioso Riken, Ryoji Noyori, che ha fatto una menzione speciale della decina di italiani presenti nel suo istituto (oltre a rendere omaggio a due scienziati italiani come ispiratori delle ricerche che l'hanno portato a ottenere il Premio Nobel per la chimica nel 2001). "Questa iniziativa intende dimostrare in modo creativo e intrigante quanto la ricerca sia importante e utile per la crescita e il miglioramento delle condizioni di vita in ogni Paese. Un invito a sostenere gli investimenti in ogni settore della conoscenza, anche in tempi di crisi globale", ha detto il presidente del Cnr Luigi Nicolais.

"La ricerca italiana in alta tecnologia non puo' prescindere da un rapporto molto stretto con il Giappone - ha dichiarato il direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia Roberto Cingolani -. Settori come nanotecnologie, robotica e scienza dei materiali vedono le nostre comunità profondamente coinvolte e collaborative". Si potrebbe fare di più per ampliare i flussi di ricercatori, ha aggiunto, ma certo è difficile attirarli in Italia a 18mila euro l'anno tutto compreso. Al suo istituto, Cingolani riesce a far salire qualche volta il compenso intorno a 40mila, ma il che significa che per un ricercatore straniero si deve rinunciare a due italiani e mezzo. Il presidente della Japan Society for the Promotion of Science, Yuichiro Anzai, ha reso invidiosi i professori italiani segnalando che la politica del governo giapponese non prevede che eventuali sacrifici finanziari intacchino il mondo della ricerca e i programmi di collaborazione internazionali.

Paolo Dario, direttore dell'Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, ha sottolineato i progressi raggiunti nella robotica attraverso i laboratori congiunti italo-nipponici, pur ammettendo che non sempre gli spin-off hanno avuto successo. Fernando Ferroni, presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha infine evidenziato la forza della collaborazione tra la comunità dei fisici italiani e quella giapponese, nell'ambito di importanti esperimenti internazionali. "Italia del Futuro" starà a Tokyo per un mese e domani sarà affiancata dall'Italy-Japan Workshop 2013 sul tema "Technologies for Human and Humanoid Robotics".

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