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Questo articolo è stato pubblicato il 17 aprile 2013 alle ore 08:58.

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L'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico, è stato arrestato questa mattina dalla Guardia di Finanza di Napoli nell'ambito dell'inchiesta, condotta dalla Procura partenopea, sul Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti. In totale, sono ventidue i provvedimenti di custodia cautelare emessi dal gip: diciannove ai domiciliari (tra questi lo stesso Malinconico) e tre in carcere (gli imprenditori Sabatino Stornelli, ex ad Selex Management; suo fratello Maurizio, e Francesco Paolo Di Martino).

Nel corso dell'operazione, sono stati anche sequestrati 10 milioni di euro, sette dei quali sui conti della Selex. L'appalto per il Sistri, su cui era stato apposto il segreto di Stato dall'allora ministro Alfonso Pecoraro Scanio (poi revocato dal successore Stefania Prestigiacomo), ha un valore di 400 milioni di euro ed era stato affidato direttamente alla società Selex Service Management, del gruppo Finmeccanica. Ma, nonostante i quasi 70 milioni di euro incassati dalle ditte appaltatrici, non è mai entrato in funzione.

Tangente da un milione di euro
A far finire Malinconico nell'inchiesta sono stati alcuni contratti, ritrovati nel corso di una perquisizione. Dalle carte, infatti, emergerebbe che l'ex sottosegretario, che aveva per conto del ministero dell'Ambiente, in qualità di consulente prima e di presidente della commissione di vigilanza poi, espresso parere di regolarità tecnica sul contratto con la Selex e sul prezzo fissato, avrebbe accettato da Di Martino e da Stornelli incarichi di consulenza per un milione di euro. Cadendo così in un evidente conflitto d'interessi, visto che i due imprenditori sono coloro che materialmente gestiranno poi le opere, incassando risorse a sei zeri dalle casse del ministero dell'Ambiente.

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