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Questo articolo è stato pubblicato il 26 aprile 2013 alle ore 06:39.

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Politica italiana? Importante, con messaggi favorevoli a un governo Letta e con altri messaggi per Roma. Ma ieri a Dallas, per l'inaugurazione della biblioteca dedicata a George W. Bush, Silvio Berlusconi si è concesso soprattutto una rimpatriata, innanzitutto proprio con “W”, il presidente americano al quale nella sua carriera politica si è sempre sentito più vicino.

E poi con altri ex capo di stato o di governo che, come lui ieri, in una bellissima giornata di sole si sono ritrovati, a un «party Texan style» (parole di Obama!) per uno sguardo al «memory lane”, al viale dei ricordi.

Battute e pacche sulla spalla di Berlusconi con Tony Blair e con Aznar, solo per citare alcuni dei leader europei che hanno condiviso gli anni della presidenza Bush. Poi una chiaccherata con Lee Myung-Bak, l'ex presidente sud coreano e una visita alla nuova biblioteca/museo di Bush, accompagnato da Jerry Jones, il grande imprenditore texano proprietario della squadra di football Dallas Cowboy. Come nella tradizione americana, le biblioteche presidenziali raccolgono tutti i documenti relativi al periodo dell'amministrazione. Diventa anche “l'ufficio” formale dell'ex Presidente. Le cerimonie sono sempre toccanti. Sono in particolare un momento in cui l'America dà la misura della propria unità politica “supra partes”, quando si parla dei valori fondamentali che legano il Paese. Se ai funerali della Tatcher abbiamo visto dimostrazioni e strumentalizzazioni, ieri la protesta contro Bush – uno dei presidenti più controversi in America – non si è vista. Si sono visti invece cinque Presidenti americani, Barack Obama, George Bush Sr., Bill Clinton, Jimmy Carter e lo stesso W, uniti e allineati.

E i tre democratici hanno avuto per W. Solo parole di elogio, a partire da Jimmy Carter. «Siamo un vero club – ha detto Obama – Mr President, per il tuo onore, per il tuo lavoro, per il tuo umorismo e per il tuo amore per il paese, ti ringrazio, a nome della Nazione». Bush Jr ha parlato per ultimo ricordando che la missione americana resta quella di «estendere i confini della libertà, libertà contro le catene, libertà per un voto, libertà per la creatività e per la pace....sono convinto che i nostri giorni migliori sono davanti a noi». E per la prima volta – non era successo quando ci fu l'attacco alle torri gemelle – si è commosso e l'abbiamo visto piangere.

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