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Questo articolo è stato pubblicato il 06 maggio 2013 alle ore 09:13.

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Gli avvocati dei parenti delle vittime nel processo a carico di una cella neonazista a Monaco di Baviera (Reuters)Gli avvocati dei parenti delle vittime nel processo a carico di una cella neonazista a Monaco di Baviera (Reuters)

Dopo settimane di polemiche legate all'assegnazione dei posti in aula alla stampa, e a meno di sorprese, oggi 6 maggio si aprirà a Monaco di Baviera, Germania, uno dei processi più importanti del dopoguerra tedesco. Alla sbarra cinque tra membri e fiancheggiatori della cellula terroristica neonazista Clandestinità nazionalsocialista (Nsu), che tra il 2000 e il 2006 si è resa responsabile di nove omicidi a sfondo razziale e dell'assassinio di una poliziotta, oltrechè di due attentati esplosivi e diverse rapine.

Per anni, tre membri della Nsu - Uwe Mundlos, Uwe Boehnhardt e Beate Zschaepe, l'unica rimasta in vita, compagna dei due - hanno potuto operare indisturbati grazie agli errori degli investigatori, i quali non hanno mai tracciato una linea in grado di unire quelli che la stampa aveva ribattezzato, con pessimo gusto, "omicidi del kebab". Nessuna tra le autorità tedesche aveva infatti pensato di indagare su un eventuale sfondo razziale per gli omicidi di otto cittadini turchi e un greco uccisi a colpi di pistola, sempre la stessa, una Ceska 83 calibro 7,65. Indagati erano stati, invece, parenti e amici delle vittime, sospettati di essere implicati nel giro della criminalità di origine straniera.

Il processo dovrà chiarire molte questioni, anche su come sia stato possibile che i tre neonazisti, ricercati dal 1998, siano potuti sparire nel nulla per ben 13 anni. L'esistenza della Nsu è emersa, infatti, solo alla fine del 2011, quando la polizia ha ritrovato in un camper i corpi senza vita di Mundlos e Boehnhardt, vittime probabilmente di un omicidio-suicidio, o di un duplice suicidio. Oltre alla 38enne Zschaepe, quattro persone dovranno rispondere di fiancheggiamento con i terroristi, due dei quali sono anche accusati di concorso in omicidio.

Il processo sarebbe dovuto iniziare lo scorso 17 aprile, ma è stato rinviato a causa del ricorso presso la corte costituzionale presentato da una testata esclusa dalla prima assegnazione dei posti a sedere in aula, il quotidiano turco Sabah. Dalla prima designazione, decisa rigorosamente secondo l'ordine cronologico delle richieste di accreditamento, erano infatti rimasti esclusi numerosi grandi media stranieri, e tutti i turchi e i greci che avevano fatto domanda. Uno scandalo, considerata la nazionalità di otto delle dieci vittime della Nsu, che aveva alla fine costretto la ripetizione dell'assegnazione, stavolta per estrazione. La corte di Monaco prevede che la sentenza non sarà pronunciata prima di gennaio del 2014. Ma sono molti a credere che ci vorranno almeno due anni per dipanare la matassa e fare luce su uno dei punti più bui del dopoguerra tedesco.

Con oltre 600 testimoni, 71 querelanti, cinque accusati è comunque uno dei processi più attesi e seguiti dal dopoguerra dopo quello contro il gruppo terroristico di estrema sinistra Rote Armee Fraktion, la banda Baader-Meinhof, durante gli anni di piombo. Alla sbarra Beate Zschaepe, l'unica superstite della cellula neonazista NSU (Nationalsozialistischer Untergrund).

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