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Questo articolo è stato pubblicato il 22 maggio 2013 alle ore 06:43.

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ROMA
La palla alzata dal Pd era troppo invitante per non essere schiacciata. E così dopo Beppe Grillo, arriva anche Silvio Berlusconi a sugellare l'ennesimo scivolone del partito di Largo del Nazareno. Il Cavaliere è sarcastico, bolla come «geni» i democratici che «per correre da soli» vogliono far fuori sia lui, dichiarandolo ineleggibile, che il Movimento 5 stelle, con una legge che gli impedisca di partecipare alle elezioni.
Per l'ex premier è un giochino facile facile. Il Pd del resto ci ha messo del suo. La proposta di legge Zanda-Finocchiaro, pur riproducendo il testo di un analogo provvedimento già presentato nella scorsa legislatura, si presta ad essere tradotto come legge «anti-Grillo». Così come l'impasse andato in scena ieri nella Giunta per le elezioni, la commissione che deciderà sulla eleggibilità o meno di Berlusconi, dove è stata rinviata alla prossima settimana la scelta del presidente.
Ufficialmente perché essendo, come il Copasir e la Vigilanza Rai, un organismo di controllo da affidare alla guida delle opposizioni, si preferisce rendere contestuale la scelta del presidente. In realtà, è saltata l'ipotesi di intesa sul leghista Volpi per i dissapori all'interno del Pd. Lo confermano le parole del democratico Felice Casson, che dice esplicitamente di appoggiare una candidatura Sel o M5S in quanto la Lega, di fatto, «non è opposizione visto che non ha votato contro il governo, ma si è astenuta».
Lo sa anche il Pdl, che minaccia: se il Pd vota per l'ineleggibilità di Berlusconi, salta il governo. Berlusconi, nel frattempo, se la gode. Il Cavaliere lascia ai suoi il compito di alzare la voce. A lui basta una battuta e dalle reti Mediaset torna a imperversare per tessere le lodi del governo e di questa stagione che definisce «un'occasione epocale» ma anche per riaffermare il suo ruolo di azionista di maggioranza dell'esecutivo. La sospensione dell'Imu – dice l'ex premier – è solo il primo passo. «I primi di giugno deve vedere la luce un decreto con tutte le misure indispensabili per riavviare lo sviluppo» e giù l'elenco: azzeramento delle tasse sulle assunzioni dei giovani, cambiamento dei poteri di Equitalia, non aumento dell'Iva.
Nel Pd Matteo Renzi sembra tra i pochi a essere consapevole della strada spianata che è stata confezionata per il Cavaliere. È «assurdo» cercare di sconfiggere Berlusconi con «l'ineleggibilità». Il sindaco di Firenze parla ironicamente di «soccorso rosso» del Pd, che proponendo la legge per non far candidare il M5S e parlando di ineleggibilità di Berlusconi consente a entrambi di accomodarsi nel ruolo di vittime. «Sono 19 anni che Berlusconi viene eletto. Dobbiamo sconfiggerlo con le idee, non con i giochini sottobanco». La pensa così però anche il viceministro dell'Economia Stefano Fassina, uno dei principali esponenti dell'ala sinistra del Pd: «Quando è stato fatto il governo Berlusconi erano noti i problemi di Berlusconi e non è la prima volta che la commissione si trova ad affrontare il problema dell'ineleggibilità di Berlusconi».
Il Pd appare però sempre più nel caos. E lo dimostra anche la vicenda sulla legge sui partiti. Luigi Zanda, capogruppo al Senato, sembrava ieri inizialmente disposto a ritirare la proposta "anti-Grillo" ma poi ha evitato di esporsi visto che Anna Finocchiaro ha tenuto il punto sottolinenado che tanto «non se ne farà niente». Quanto alla questione della presidenza della Giunta dipenderà dal gioco a incastri con Copasir e commissione di vigilanza Rai. Sia il Pdl che il Pd preferirebbero che il Comitato di controllo dei servizi segreti andasse a parlamentari con maggiore esperienza e quindi a Sel o Lega, lasciando ai grillini la vigilanza Rai.
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