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Questo articolo è stato pubblicato il 30 maggio 2013 alle ore 21:57.

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Romano Prodi (LaPresse)Romano Prodi (LaPresse)

Veltroni e Renzi, ma (in passato) anche Letta. Ora di nuovo Romano Prodi. Si allunga la lista dei sostenitori dentro il Partito democratico del sistema francese. Tanto che in casa Pd è spuntato un testo di riforma in questa direzione intorno al quale potrebbe coagularsi il consenso di diverse sensibilità nel partito.

Il Professore: un sistema che dia un governo forte e stabile
Il Professore è tornato oggi a occuparsi di vicende di politica italiana con un intervento sul "Messaggero" per ribadire la necessità di un sistema elettorale «capace di dare al Paese un governo forte e stabile». Sulla risposta più adatta, l'ex premier italiano inviato Onu per il Sahel, non ha dubbi: è «il doppio turno alla francese, semipresidenzialismo compreso». «Se avessimo adottato in passato una legge elettorale di questo tipo - è la sua valutazione -, l'Italia sarebbe oggi all'avanguardia tra i Paesi europei e non perennemente sull'orlo del baratro».

Molti sostenitori tra i «big»
La stessa preferenza era stata espressa solo qualche giorno fa da quello che fu il vice di Prodi a Palazzo Chigi, Walter Veltroni. L'ex sindaco di Roma aveva rilanciato il semipresidenzialismo alla francese nel suo ultimo libro E se noi domani. L'Italia e la sinistra che vorrei aggiungendo una condizione che in molti considerano irrinunciabile: la contestuale approvazione di un «norma chiarissima sul conflitto di interessi» perché «non si può candidare al Quirinale chi possiede televisioni e giornali». Il doppio turno alla francese era anche la preferenza espressa dall'attuale premier Enrico Letta alla vigilia del voto di febbraio. Argomento sul quale ora, visto il ruolo istituzionale, evita di esprimersi. Tra i maggiorenti del partito sostenitori del modello francese si può annoverare sicuramente anche Massimo D'Alema convinto già un anno fa che «la via maestra su cui tornare è quella del doppio turno» e «se venisse proposto il modello francese, il semipresidenzialismo, l'elezione diretta del presidente della Repubblica, non avrei nulla in contrario».

Renzi e il modello sindaco d'Italia
Il sindaco di Firenze Matteo Renzi è invece schierato su quella che è considerata un'alternativa al sistema francese: l'adozione a livello nazionale di un sistema a immagine e somiglianza di quello con cui si eleggono i sindaci. La «sola legge elettorale che funziona» Gli elettori, in questa variante, sono chiamati a indicare non il capo dello Stato (come accade in Francia) ma il capo del Governo.

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