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Questo articolo è stato pubblicato il 05 giugno 2013 alle ore 17:04.

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Sono pronti: a partire dal prossimo gennaio l'area euro accoglierà un nuovo Paese membro, il diciottesimo. La Commissione Ue e la Banca centrale europea hanno dato luce verde alla Lettonia, dopo l'Estonia seconda tra le repubbliche baltiche ex sovietiche ad adottare la moneta unica. La sua economia, hanno chiarito rispondendo formalmente alla richiesta del Governo di Riga, è ora in linea con le altre dell'Eurozona, in base ai criteri - stabilità dei prezzi e finanze pubbliche - che determinano se un Paese può entrare nell'euro: anche se per il lungo termine non mancano motivi di preoccupazioni, legati soprattutto al sistema bancario lettone, la cui stabilità potrebbe essere messa a rischio - dopo l'esperienza di Cipro - dal livello elevato di depositi stranieri su cui si appoggia. Dove per stranieri si intende russi e ucraini, in particolare.

La Lettonia «ha raggiunto un alto livello di convergenza economica sostenibile» con l'Eurozona, è la conclusione del rapporto consegnato mercoledì mattina ai ministri delle Finanze dei 17 Paesi che ne fanno parte e al Parlamento europeo, cui spetta una conferma definitiva in luglio del via libera a Riga. La Commissione invita però i nuovi venuti a vigilare per mantenere basso il livello dei prezzi e, monitorando strettamente la stabilità finanziaria del Paese, a essere pronti ad adottare ulteriori misure di regolamentazione sul fronte finanziario e della lotta al riciclaggio. Adottando l'euro la Lettonia entrerà anche a far parte dell'unione bancaria che i Paesi euro stanno costruendo, con l'obiettivo di una supervisione unica sui sistemi nazionali.

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La strada per arrivare non è stata facile, per la Lettonia e i suoi 2,2 milioni di abitanti. «Nel corso della crisi - riconosce il rapporto della Commissione - la Lettonia ha gestito con successo un difficile processo di aggiustamento macroeconomico. L'attuazione determinata del programma di assistenza finanziaria a guida Ue e Fondo monetario ha aiutato il Paese a uscire da una profonda recessione tornando sulla via della crescita». Fedele all'aggancio della propria moneta all'euro, dopo l'ingresso nella Ue nel 2004 la Lettonia ha attraversato una crisi pesantissima tra il 2008 e il 2010, con un crollo del Pil al 26,5% che ha saputo, al prezzo di un severo programma di austerità, rimbalzare ai migliori tassi di crescita tra le economie europee.

«Ne sono usciti più forti», ha commentato con soddisfazione Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici. Questo nuovo ingresso nell'area euro, ha aggiunto, «è un segnale di fiducia nella nostra moneta comune, una prova ulteriore che chi aveva predetto la disintegrazione dell'area euro si sbagliava».

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