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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2013 alle ore 07:54.

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Tiziana Di MasiTiziana Di Masi

Gli ultimi assaggi che ha servito agli spettatori che si sono alternati sul palco per far vivere con lei lo spettacolo erano – è proprio il caso di dirlo - tutto un programma. In questo caso teatrale.

Come primo piatto zuppa siciliana di cicerchie, come la fanno a Portella della Ginestra. Per secondo mozzarella di bufala campana dalle terre di don Peppe Diana e per dolce il torrone di Cascina Caccia (Piemonte). Il tutto accompagnato dai vini Placido Rizzotto (Centopassi). Il caffe? Vietato offrirlo, recita la locandina, anche se magari ora Tiziana Di Masi potrà ripensarci, visto che il Bar Italia di Via Veglia a Torino è stato sequestrato e dato in gestione a Libera (si veda servizio in archivio di Ora Legale).

E già perche questa 37enne attrice salernitana trapiantata da anni a Bologna, dal 9 ottobre 2010 porta in giro per l'Italia lo spettacolo teatrale "Mafie in pentola. Libera terra, il sapore di una sfida", che abbina recitazione, storie e denuncia sociale attraverso la degustazione di prodotti alimentari coltivati nei terreni strappati alle mafie.

Finora le repliche sono state 145 e il calendario di date si riempie di giorno in giorno attraverso la conoscenza ma, soprattutto, uno straordinario passaparola. Decine di migliaia di persone hanno già goduto di uno spettacolo che Tiziana Di Masi appronta ovunque: nelle piazze, nei teatri e persino nelle sale di aspetto delle stazioni, come quella volta che lo organizzò a Bologna.

Lo spettacolo costa appena 1.500 euro, dice con trasparenza sconosciuta nell'ambiente questa attrice folgorata sulla via di Don Ciotti, che la spronò nell'idea. «Dal 2000 nei miei spettacoli ho scavato nella memoria storica di questo Paese – spiega a Ora Legale – e dal 2007 con l'autore e presto marito Andrea Guolo, abbiamo cominciato a girare i ristoranti intervistando gli chef con la volontà di raccontare tutto il loro mondo interiore, economico e sociale. Mafie in pentola ha permesso di unire tutto e così il cibo diventa espressione di riscatto».

Nello spettacolo coinvolge direttamente il pubblico e la cosa che la colpisce è che in molti dopo l'avvicinano confessandole candidamente di aver inizialmente pensato di assistere ad una cosa noiosa e di essersi invece ricreduti. «Attraverso il gusto – continua Di Masi appena buttata giù dal letto alle 12, orario antelucano per gli attori – riesco a portare gli spettatori all'interno dell'essenza stessa dello spettacolo: quanto sangue c'è dietro quei percorsi di rinascita sociale ed economica, chi ha coltivato e fatto quei prodotti, perché. Si divertono e riflettono. Sono ossessionata dalla volontà di far arrivare il messaggio».

Nelle lunghe tournee in Calabria e Sicilia, ad esempio, Tiziana Di Masi è andata in scena la sera ma durante il giorno ha partecipato alle discussioni di antimafia sociale. Un modo per arricchire le conoscenze e poter poi recitare in quel confine impalpabile tra finzione e realtà e se le si chiede quali sono le differenze tra Nord e Sud nell'accoglienza riservata allo spettacolo, la risposta è degna di essere ascoltata. «Abbiamo fatto tante date al Sud – dice - e a seconda di dove vai cambia il modo di assorbire lo spettacolo. A Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, non c'era nessuno. C'erano solo i due organizzatori. Non c'era il sindaco, impegnata altrove e nessuno dell'amministrazione. Però la Calabria è terra di meraviglie ed è successo che a Cirò Marina che per la prima volta ospitava una manifestazione antimafia molta gente abbia partecipato anche se fino al giorno prima qualche manina staccava regolarmente i manifesti. Al termine dello spettacolo mi hanno invitato a casa, regalato quadri e peperoncino. Insomma: semi di legalità. Questa differenza tra una stazione e l'altra succede solo in Calabria. In Puglia, a San Pietro Vernotico, da un balcone venne buttato un mattone sulla piazza, con un fragore assordante. La famiglia di Cosimo Antonino Screti era infastidita ed evidentemente qualcuno reagì in quel modo. Ma la piazza in un secondo si è riempita di giovani e vecchi. In Lombardia ho avuto continui problemi con l'integrazione che nello spettacolo faccio con storie e riferimenti ai luoghi in cui ci troviamo. Spesso mi chiedono di non fare nomi e cognomi. La stessa cosa accade a San Marino».

Ma Tiziana Di Masi non si ferma. Il seguito di "Mafie in pentola", che comunque ci sarà ancora, sarà "Tutto quello che sto per dirvi è falso", il cui debutto è previsto per ottobre a Venezia anche se l'anteprima, che servirà per raccogliere ulteriori suggerimenti e indicazioni, sarà il 4 luglio per gli addetti ai lavori. Il progetto -sostenuto anche delle associazioni produttive del Sistema Moda Veneto - si propone di raccontare per la prima volta sotto forma di teatro civile e d'inchiesta il fenomeno della contraffazione, a 360 gradi: dall'agroalimentare alla farmaceutica, alla moda, ai pezzi di ricambio, all'industria dell'intrattenimento. «Analizzeremo il danno economico e sociale – conclude l'attrice - coinvolgendo il pubblico che sarà chiamato ad assaggiare olio contraffatto, a indossare scarpe taroccate e via di questo passo».

In pentola o sul palco che siano, le mafie sono comunque servite.

r.galullo@ilsole24ore.com

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