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Questo articolo è stato pubblicato il 15 giugno 2013 alle ore 10:11.

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(Afp)(Afp)

Ha il mantello del religioso ma anche quello del riformista Hassan Rohani. Rohani, 65 anni, conservatore ma di tendenze moderate, è stato eletto a sopresa nuovo presidente della Repubblica direttamente al primo turno. Ad annunciarlo è stato il ministero dell'Interno che lo ha reso pubblico attraverso il canale televisivo di Stato. Il candidato moderato, che aveva raccolto il consenso del fronte riformista, ha oltrepassato la soglia del 50% dei voti, raccogliendo 18,6 milioni di consensi, pari al 50,7% del totale. Netto il distacco rispetto al secondo, il sindaco di Teheran Mohammad Qalibaf, che si è fermato al 16,5%. Al terzo posto il capo dei negoziatori per il nucleare Saeed Jalili con l'11,3%.

La tendenza, del tutto a sopresa, era già evidente nei primi dati diffusi all'alba dal ministero degli Interni, anche se ancora assai parziali dal momento che l'apertura dei seggi, vista l'alta affluenza, che alla fine ha toccato il 72,7%, ieri era stata prolungata di cinque ore. E il risultato si è consolidato con il passare delle ore, quando risultava sempre più chiaro che Rohani poteva superare la soglia del 50%, evitando così il ballottagio.

Ma la prudenza sul risultato finale è d'obbligo, come ci hanno insegnato i precedenti. Proprio qui a Teheran nel 2009 siamo stati testimoni della contestata vittoria assegnata ad Ahamdinejad sul candidato riformista Hussein Mussavi che poi scatenò la protesta di massa dell'Onda Verde repressa dal regime con metodica durezza. Questa volta la campagna elettorale ha avuto toni molto meno accesi anche per lo stretto controllo esercitato dagli apparati di sicurezza sul territorio, i media, le comunicazioni e Internet. Ma nelle ultime ore Rohani, con l'appoggio ricevuto da eminenti leader riformisti come l'ex presidente Mohammed Khatami e da Hashemi Rafsanjani, uno di candidati esclusi dalla corsa, ha convinto molti moderati ad andare alle urne aumentando un'affluenza che alla fine lo ha favorito. Rohani ha inoltre beneficiato delle divisioni nel campo conservatore dove si sono presentati tre candidati disperdendo il voto dei "principalisti", l'ala più vicina alla Guida Suprema.

Hassan Rohani è stato un rivoluzionario della prima ora. Fu incarcerato sotto il regime dello Shah e poi seguì Khomeini nell'esilio in Francia. E stato segretario del consglio di sicurezza nazionale e poi anche per un certo periodo il negoziatore del dossier nucleare. Promette un raddrizzamento dell'economia, duramente colpita dalle sanzioni e dall'inflazione, ma soprattutto ha assunto toni più conciliatori nei confronti dell'Occidente. La sua elezione potrebbe costituire uno spiraglio nelle reazioni internazionali di un attore strategico del Medio Oriente.

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