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Questo articolo è stato pubblicato il 28 giugno 2013 alle ore 14:56.

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Nella foto un combattente del gruppo siriano islamico ribelle Jabhat al-Nusra davanti fronte ad un veicolo in fiamme (Reuters)Nella foto un combattente del gruppo siriano islamico ribelle Jabhat al-Nusra davanti fronte ad un veicolo in fiamme (Reuters)

Quando, nel gennaio del 2012, diffusero sul web uno dei loro primi comunicati, si pensava che si trattasse di uno dei tanti gruppi salafiti che stavano emergendo con forza all'interno della caotica coalizione dei ribelli. Pericoloso sì, anche perché si professava jihadista. Ma tutto sommato marginale, in quanto alle sue dimensioni, rispetto alla maggiore fazione dei ribelli: il Libero esercito siriano.

Jabhat al-Nusra li-Ahl al-Sham, la formazione estremista che la comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione, è invece divenuta in poco più di un anno il movimento più organizzato e disciplinato all'interno del coacervo di milizie presenti tra le file dell'opposizione armata siriana.

Mese dopo mese al Nusra, ha fatto sentire la sua voce. Prima con la sua ideologia estremista, così simile a quella di al Qaeda. Poi ricorrendo all'"arma principe" del network del defunto Osama Bin Laden: gli attentati kamikaze. Al Nusra ne ha portati a termine almeno 60, di cui alcuni particolarmente sanguinosi. Molti ricordano i primi, quelli di Damasco e Aleppo tra gennaio e febbraio 2012, contro installazioni militari del regime che però costarono la vita a molti civili). Infine, quando aveva le carte per emergere allo scoperto - armi più efficienti degli altri ribelli, migliaia di combattenti e parte del sostegno popolare – al Nusra è uscita allo scoperto proponendosi come forza antagonista al Libero esercito siriano (Fse) , il gruppo di ribelli , composto soprattutto da disertori dell'esercito di Assad, che la Comunità occidentale sostiene e vorrebbe veder prevalere.

Già a fine 2012 gli Stati Uniti avevano inserito al Nusra nella lista delle organizzazioni terroristiche. D'altronde i suoi legami con il movimento di al Qaeda in Iraq (Aqi) erano già noti, per quanto la sua struttura clandestina fosse impenetrabile. Il 9 aprile 2013 la svolta: Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell'Aqi confermava con un annuncio su Internet la fusione di Nusra con al Qaeda in Iraq. "Nusra è un'estensione dello Stato islamico dell'Iraq", aveva dichiarato.

Il giorno Abu Mohammed al-Jawlani, l'uomo riconosciuto come leader di al Nusra informò di non esse stato consultato in merito alla fusione, ma al contempo professava "alleanza allo sceicco Ayman al-Zawahiri (attuale leader di al Qaeda)". Durante la nostra permanenza ad Aleppo, nell'ottobre del 2012, i combattenti di Nusra si potevano scorgere sui fronti più caldi. E la differenza con gli altri gruppi di ribelli era tangibile: non si facevano spaventare quando i tiri di mortaio del regime cadevano vicino. Non sprecavano i colpi. Si muovevano con la destrezza di chi ha combattuto per molti anni in lunghe guerre come in Iraq o in Afghanistan. Molti erano mujaheddin stranieri.

Nella guerra civile contro il regime di Bashar Assad, al Nusra è riuscita a rendersi quasi indispensabile. La sua forza e la sua organizzazione si sono rivelate essenziali nel conquistare basi militari – come quella di Sheick Suleiman lo scorso dicembre - che per mesi, invano, i ribelli avevano provato ad espugnare. In alcuni casi si Al Nusra si è coordinata con il Libero esercito siriano (Fse).

Ma, al di là della caduta di Assad, Nusra ha obiettivi completamente divergenti. Se l'Esercito libero siriano chiede il sostegno della comunità internazionale, giustifica la lotta armata come una legittima reazione all'aggressione di un regime spietato, e promette la creazione di uno stato democratico dove convivranno in pace tutte le etnie e le minoranze religiose, l'agenda di Jabhat al-Nusra è bel altra: il rovesciamento del regime è solo la prima tappa di un processo il cui fine è l'instaurazione di un califfato islamico in Siria. Ripudia l'occidente e gli Stati Uniti, nemici dell'Islam. Accusa la stessa Turchia, che ospita centinaia di migliaia di profughi siriani sul suo territorio e da tempo chiede le dimissioni di Assad, di non essere abbastanza islamica.

"Nelle fila di Jabhat al Nusra militano diversi combattenti dell'Aqi (al Qeada in Iraq). Sono loro ad aver insegnato le tecniche degli ordigni improvvisati, loro ad aver portato gli attentati kamikaze in un paese dove erano praticamente sconosciuti – ci aveva spiegato ad Aleppo Abu Mohammed (nome di battaglia), un comandante di una milizia locale che combatte a fianco dell'esercito libero siriano - Ma sono soldati davvero coraggiosi. E se dobbiamo scegliere tra restare senza armi e senza sostegno internazionale o liberare la Siria insieme a loro, non abbiamo alcun dubbio".

Nonostante sia caratterizzata da un'ideologia accesamente estremista, e quindi estranea alla cultura musulmana siriana, oggi al Nusra gode del sostegno di una buona parte della popolazione , soprattutto nelle campagne della regione di Aleppo. Dove ha arruolato molti dei suoi combattenti. La leadership militare sembra in mano anche a diversi mujaheddin stranieri. Ma la maggior parte dei suoi miliziani sarebbero proprio siriani.

Il sostegno ad al Nusra è stato ottenuto anche attraverso una sorta di "welfare all'araba", Nusra ha colmato il vuoto di potere. Spesso offerto ai civili rimasti in città benzina, dispensando medicine, dirimendo le liti. Fino al punto che, oggi, una delle sue sedi si trova molto vicina alla caserma della Liwa al Towid, la maggiore costola del Libero esercito siriano.

Al Nusra , e gli altri movimenti salafiti jihadisti, ormai rappresentano una spina nel fianco del Libero esercito siriano. Se un giorno dovesse cadere Assad, ipotizzare una nuova fase del conflitto tra le diverse anime dell'opposizione siriana non sarebbe certo uno scenario irreale.

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