Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 11 luglio 2013 alle ore 10:40.

My24
Giaccherini ceduto al Sunderland. Ecco perché la Juve ha sbagliato

Un soldatino, uno dei tanti. Un giocatore che ha sempre dovuto lavorare il doppio degli altri per non perdere il treno del calcio che conta. Bravo, ma non bravissimo. Campione, ma non fuoriclasse. Protagonista, eppure non ingombrante. Perché la fortuna va coltivata e addomesticata con la fatica del quotidiano. Altrimenti, sono guai. Emanuele Giaccherini, 28enne di Talla, paesino di sessanta chilometri quadrati in provincia di Arezzo, favola a lieto fine della Juventus di Antonio Conte, con la quale ha vinto due scudetti, ha deciso di lasciare il pallone italiano per quello inglese. L'ha chiamato il Sunderland di Paolo Di Canio, che gli avrebbe proposto uno spazio importante nella squadra che si giocherà la permanenza in Premier League. Otto milioni più i soliti bonus legati ai risultati per la Juve, poco meno di due milioni di euro a stagione per il giocatore. Affare fatto. Giaccherini è ai titoli di coda in bianconero. E tanti saluti alla Serie A.

Via lui, Giaccherini, dentro Diamanti e Zuniga. Nel calcio take away dove la riconoscenza viene spesso messa da parte in favore dei numeri, la cessione dell'ala tascabile toscana viene giustificata dall'arrivo a stretto giro di posta di nuovi interpreti del bel calcio. La Juve si fa grande e passa al supermercato per fare gli acquisti che, almeno sulla carta, potrebbero portarla lontano anche in Europa. Si sa, le casse delle società italiane non lasciano troppo spazio alla fantasia. Per comprare, lo ripete da tempo anche l'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, bisogna vendere. E la Vecchia signora rientra nella casistica. Per il momento, stipendi a parte, il club bianconero ha investito una decina di milioni su Carlos Tevez, tredici sull'ex "cugino" Angelo Ogbonna, e poco più di dieci per la risoluzione delle comproprietà di Peluso, Gabbiadini e Zaza. Le entrate relative alle cessioni? Zero. Non ci sono. Perché Giaccherini a parte, nessun giocatore della rosa è stato ancora venduto.

Giaccherini, da probabilissima meteora a giocatore determinante. Emanuele da Talla ha completato la trasformazione da Giak a Giaccherinho una sera del dicembre del 2011, nel corso della gara di Coppa Italia tra Juventus e Bologna. Suo il gol allo scadere del momentaneo vantaggio bianconero. Una rete che fa andare letteralmente in brodo di giuggiole Antonio Conte, che si rivolge alla tribuna con le parole "Proprio lui, non so se mi spiego". Come dire, ora avete finalmente capito che cosa sa fare. L'esaltazione prosegue davanti ai microfoni della stampa. Per l'ex giocatore del Cesena, Conte il condottiero non lesina sorrisi e applausi. "Giaccherini è l'esempio – spiega il mister - di come un giocatore che ha fatto la provincia può meritarsi la Juventus, e lo ha dimostrato stasera. Se si chiamasse Giaccherinho sarebbe molto più considerato".

"Una vita da mediano a recuperar palloni, nato senza i piedi buoni, lavorare sui polmoni". Oriali come Giaccherini. Nell'immaginario di Luciano Ligabue prende forma il vero valore aggiunto di un giocatore come l'ex bianconero. Sempre pronto a entrare in campo e a dare il suo, a bassa voce, fino allo sfinimento. Utilissimo per sbrigare il lavoro sporco, il suo mestiere era consegnare il pallone alle prime donne della squadra. Alla Juventus e pure in Nazionale. Prandelli ha puntato su di lui per regalare entusiasmo e intensità agli azzurri alle prese con la Confederations Cup. Bene, è stato uno dei migliori giocatori del torneo. Veloce, propositivo, determinato, generoso, umile. In due parole, un campione. Quasi indispensabile per attitudine, dedizione alla causa, sostanza. Ecco perché era uno dei pochissimi giocatori che il club torinese avrebbe fatto bene a tenersi stretto.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi