Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 22 luglio 2013 alle ore 16:23.

My24
(Corbis)(Corbis)

Cura dimagrante per la riforma delle norme delle norme contro l'omofobia, dal 26 luglio in Aula alla Camera. Le tensioni interne alle "larghe intese" - divise tra alcuni esponenti del centrodestra che chiede a gran voce una moratoria sui temi etici per salvare il governo e sinistra che punta invece ad accelerare - hanno indotto i relatori in commissione Giustizia, Ivan Scalfarotto (Pd) e Antonio Leone (Pdl), a depositare un nuovo emendamento che in pratica riscrive il testo base riducendo la proposta ad un solo articolo (da quattro complessivi). E che ha ottenuto in serata il via libera della commissione: hanno votato a favore Pd, Pdl e Sel, M5S e Scelta civica si sono astenuti e la Lega ha votato contro. Da venerdì il ddl sarà in aula, dove saranno presi in esame gli emendamenti presentati in un primo momento in commissione. Rinunciando ad una riforma di piu' largo respiro, ci si limita ad estendere alle motivazioni legate all'omofobia e alla transfobia la legge Reale-Mancino del '93 che sanziona gesti, azioni e slogan che incitano alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali.

Da quattro articoli ad uno
Sacrificati dunque all'esigenza di trovare una sintesi dei lavori della commissione e "salvare" la riforma dalle fibrillazioni Pdl le altre parti significative del testo base (come la definizione di orientamento sessuale e identità di genere, o l'introduzione dei servizi sociali o i lavori di pubblica utilità quale pena alternativa al carcere per i responsabili del reato di discriminazione legata all'orientamento sessuale) e gli oltre 400 emendamenti firmati Pdl e Lega. Tutti bocciati dai relatori, che avevano anche invitato i proponenti a ritirarli in vista del voto in commissione.

La contrarietà degli altri componenti Pdl in commissione
La scelta dei relatori aveva provocato la reazione indignata di alcuni componenti Pdl della commissione, come Alessandro Pagano («Non ritireremo gli emendamenti, e anzi ne depositeremo dei nuovi. L'emendamento di Leone non é stato concordato, noi non ne sapevamo nulla. Il Pdl non é stato consultato, quindi per noi non é una iniziativa condivisa») ed Eugenia Roccella («L'ultimo emendamento lascia ancora dei margini di interpretazione e arbitrarietà che ci rendono dubbiosi. Le criticità rimangono»), mentre la presidente Donatella Ferranti (Pd) gettava acqua sul fuoco. E sottolineava come l'emendamento Scalfarotto-Leone fosse «Il frutto del dibattito che c'é stato, deriva da una ricerca di equilibrio tra le posizioni dei gruppi. La norma tiene conto di tutte le posizioni per dare determinatezza alla fattispecie semplificando e riducendo il precedente testo».

Farina (Sel): dai relatori un testo monco
Contro la proposta dei relatori si schiera invece "Sinistra Ecologie e Libertà", che la giudica un «testo monco« perché «non estende« ai reati commessi per motivazioni legate all'omofobia e alla transfobia «le aggravanti» previste dalla legge Mancino.Per il capogruppo Sel in commissione, Daniele Farina, l'emendamento «é un primo passo rispetto al "vuoto" normativo che abbiamo in Italia ma é un passo indietro rispetto all'originario testo che avevamo discusso in commissione».

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi