Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 19 agosto 2013 alle ore 06:39.

My24

Nella classifica del rischio-evasione, il Sud si avvicina al Nord. Merito della compliance, che ha aumentato i redditi dichiarati al Fisco? Più che altro, colpa della crisi.
L'indicatore elaborato dal Centro studi Sintesi per Il Sole 24 Ore del Lunedì mostra nelle regioni del Sud una piccola riduzione del divario tra reddito disponibile e benessere effettivo delle famiglie. Il Mezzogiorno continua a presentare lo squilibrio più elevato d'Italia, ma il segnale è chiaro: nell'ultimo anno misurabile con i dati ufficiali, si è ridotta quella fetta di consumi che non risulta "finanziata" da redditi dichiarati al Fisco e che quindi potrebbe essere pagata con guadagni in nero.

Tra le regioni del Sud, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna hanno migliorato il proprio punteggio nell'indicatore di Sintesi, mentre la Sicilia ha mantenuto praticamente lo stesso score dal 2006. Di fatto, gli unici due peggioramenti nell'ultimo anno arrivano da Molise e Basilicata. In queste due piccole regioni, però, le statistiche potrebbero essere anche condizionate dalla presenza di redditi fiscalmente prodotti fuori regione e consumati sul territorio.
Al di là dei miglioramenti di punteggio, comunque, è sufficiente leggere i dati a livello provinciale per accorgersi che il Sud resta la zona critica nel rischio-evasione. Nella parte bassa della classifica, 30 province su 52 sono meridionali, e la densità aumenta man mano che si scende, fino ad arrivare al record negativo della Sicilia: cinque province tra le ultime sei.

L'analisi dei diversi indicatori di benessere – dalla presenza di auto di grande cilindrata ai consumi elettrici e alimentari – consente così di fotografare la fragilità di un sistema economico più esposto alla crisi, e per questo più sensibile ai suoi effetti.
All'altro capo della classifica restano le province del Nord, con Milano che si riprende il primo posto e affianca Bologna, ma qui la situazione diventa più difficile da decifrare. Intanto, il fatto che mediamente i redditi disponibili siano più alti non è una garanzia assoluta di fedeltà fiscale: anzi, il dato medio non esclude la presenza di grandi evasori. In seconda battuta, bisogna osservare che le posizioni nel Centro-Nord sono molto più fluide: a conti fatti, dal 2006 al 2011 solo il Piemonte e l'Emilia Romagna sono sempre rimaste – a livello medio regionale – nell'area a minor rischio di evasione; tutte le altre grandi regioni, a partire da Lombardia e Veneto, hanno avuto alti e bassi nel corso degli ultimi anni (si veda anche Il Sole 24 Ore del 27 agosto 2012).

Salti in avanti e cadute all'indietro si vedono ancora meglio a livello delle singole province, come nei casi di La Spezia (-11 posizioni in un anno), Sondrio (-11) o Verbano-Cusio-Ossola (-13). Ma un apparente aumento del rischio evasione può dipendere anche dalla crisi di una grande azienda o di un distretto industriale. Sul breve periodo, infatti, un crollo del reddito disponibile potrebbe essere compensato dal ricorso ai risparmi o dall'aiuto dei familiari, mentre è sui tempi lunghi che il divario redditi-consumi diventa un indizio di un'economia sommersa "strutturale".
D'altra parte, per il momento non esiste nulla di più affidabile di un indizio, per quanto circostanziato e basato su dati ufficiali che vanno tutti nella stessa direzione. Non è un caso, allora, che l'ultimo testo del progetto di delega fiscale – da settembre all'esame della commissione Finanze della Camera – si spinga ancora più avanti sulla necessità di un monitoraggio accurato dell'evasione fiscale. I deputati del comitato ristretto chiedono al Governo di fare in modo che la stima assicuri la massima disaggregazione possibile «a livello territoriale, settoriale e dimensionale». Basterà? L'uso delle banche dati è uno strumento promettente, ma nel frattempo restano le classifiche per grandi aggregazioni territoriali.

Shopping24

Dai nostri archivi