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Questo articolo è stato pubblicato il 05 settembre 2013 alle ore 13:08.

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Presidente di Confindustria Trapani denuncia gli estorsori: arrestati in tre

A Castellammare del Golfo, località turistica del trapanese tra le più belle in Sicilia, c'è il "Ristorante del Golfo". È un ristorante molto rinomato, tanto da essere il primo, su sessanta, nella temuta classifica di gradimento degli utenti del portale TripAdvisor. Il titolare, Fausto Pennolino, 51 anni, è un ristoratore molto noto. Uno che fa breccia nel cuore dei clienti. Almeno così dicono.

Da questa mattina si trova in una cella del carcere Pagliarelli di Palermo. È accusato insieme a un pezzo da novanta della mafia trapanese, come Mariano Asaro (raggiunto nel carcere di Sulmona dalla nuova ordinanza di custodia cautelare ) e a Gaspare Mulè, 47 anni, di estorsione e tentata estorsione aggravate dalla modalità mafiosa ai danni di Gregorio Bongiorno, 38 anni, da meno di un anno presidente di Confindustria Trapani e già presidente del Gruppo giovani dell'associazione imprenditoriale trapanese. Mariano Asaro è una figura di spicco nella criminalità siciliana: ha fatto parte per esempio della loggia scoperta Iside 2, quella che a Trapani, negli anni ‘80, univa in un comitato di gestione occulto mafiosi, imprenditori, funzionari della pubblica amministrazione.

Odontotecnico ("Il dentista" è il suo soprannome) Asaro è in carcere perché sconta una condanna sino al 2024 per associazione mafiosa. È stato per dieci anni, fino al 2005, il reggente della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, ed è stato coinvolto anche nelle indagini sull'attentato al giudice Carlo Palermo (quello in cui persero la vita Barbara Rizzo e i suoi due figli, a Pizzolungo, vicino Trapani).

Bongiorno è titolare, con la sorella, della Agesp, azienda attiva sin dal 1971 che si occupa di trattamento dei rifiuti e di servizi pubblici di igiene ubana. L'azienda lavora, oltre che in Sicilia, in diverse parti d'Italia, ha come clienti anche 250 aziende private. Impiega circa 200 persone, e ha un parco mezzi di oltre 100 unità . Il fatturato è di 15 milioni.
È stato Bongiorno a denunciare i suoi estorsori, arrestati all'alba di oggi dalla Squadra mobile di Trapani che ha eseguito l'ordine di custodia cautelare firmato dal gip del Tribunale di Palermo, il quale ha accolito la richiesta della Procura distrettuale antimafia di Palermo (il procuratore aggiunto Maria Teresa Principato e il sostituto procuratore Carlo Mazzarella). I tre lo vessavano dal 2005. L'ultima richiesta di pizzo è stata di 60.000 euro.

Ed è una storia lunga, quella raccontata da Bongiorno agli investigatori. Suo padre, Vincenzo Bongiorno, fondatore dell'azienda, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa di Castellammare, fu ucciso nel 1989. Alla sua morte tocca alla moglie, Girolama Ancona gestire l'azienda fino alla sua morte, nel 2004. Nel 2005 subentrano, ovviamente, Gregorio e la sorella Silvia, di quattro anni più piccola, i quali prendono le redini dell'azienda di famiglia. E portano una ventata nuova. È il 2005. Sanno delle pressioni subite dalla criminalità organizzata: sua madre, nel 2000, aveva denunciato e fatto arrestare un altro esponente della mafia locale, Mariano Saracino. E infatti cominciano le richieste. Prima 10.000 euro, poi nel 2007, a Pasqua, Pennolino accompagna Bongiorno dal boss Asaro che lo costringe a versare 5.000 euro.

Nel 2007, dunque, il giovane Bongiorno è costretto ancora una volta a pagare il pizzo. Ma sarà Mariano Asaro poi a finire in carcere, così come Mulè e Pennolino, nell'operazione antimafia denominata "Beton" e le acque si calmano per tre anni. Ma l'anno scorso Mulè e Pennolino sono di nuovo fuori e non hanno dimenticato: «Abbiamo avuto rispetto per la morte di tua madre - gli dicono - ma adesso tu ti devi rimettere in regola. Ci devi 10.000 euro per quest'anno e 50.000 euro per gli anni passati dal 2007 ad oggi».

Ma Bongiorno, che da presidente del gruppo giovani imprenditori di Trapani, ha fortificato la sua azione antimafia non solo dice no ma ha anche denunciato gli estorsori. Del resto Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia e delegato nazionale di Confindustria alla Legalità, lo ha sempre detto e lo ribadisce anche ora: «La strada della denuncia è l'unica che noi conosciamo». E ribadisce: «Ho avuto modo di dirlo qualche giorno fa e sono pronto a ribadirlo oggi: la mafia si sta riorganizzando. Sta rialzando la testa utilizzando i soliti vecchi sistemi, ma anche delegittimando chi lavora per denunciare. Tanto è stato fatto ma siamo ancora all'inizio. Confindustria, che lavora in tandem con Addiopizzo e, più in generale, con la Federazione delle associazioni antiracket e antiusura, ha ribaltato il sistema: emarginiamo chi non denuncia e facciamo capire che siamo contro chi distorce il mercato. Voglio ringraziare magistratura e forze dell'ordine per la celerità con la quale è stata condotta questa operazione e complimentarmi con chi fa questo tipo di scelta perché solo così è possibile parlare di sviluppo della Sicilia».

Gli fa eco anche il vicepresidente di Confindustria Ivan Lo Bello, secondo cui «la denuncia di Bongiorno è la dimostrazione che il codice etico di Confindustria funziona. Oggi gli imprenditori denunciano perché sanno di non essere più da soli. Ed è questo l'atteggiamento che noi dobbiamo continuare ad incoraggiare». «Oggi non potrebbe più esserci un altro caso 'Libero Grassi'», aggiunge Lo Bello. «Confindustria sarà sempre al fianco di chi denuncia».

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