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Questo articolo è stato pubblicato il 26 settembre 2013 alle ore 06:41.

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Laura
Galvagni Telecom ha diverse opzioni sul tavolo per provare ad evitare, ammesso che la tempistica lo consenta, il taglio del rating a livello spazzatura. Ma c'è un'alternativa che più di altre piace al presidente esecutivo Franco Bernabé: l'aumento di capitale. Il manager lo ha dichiarato apertamente ieri, sostenendo che è un'ipotesi da valutare, da offrire a «vecchi e nuovi soci». Tra l'altro, considerato il momento di «straordinaria liquidità dei mercati», l'iniezione di mezzi freschi a suo parere non avrebbe difficoltà ad andare in porto e avrebbe il pregio di restituire alla compagnia telefonica la giusta «solidità patrimoniale e finanziaria».
Il manager ha in testa una ricapitalizzazione vicina ai 5 miliardi di euro, quanto basta per aggiustare il rapporto tra debito e margine operativo lordo. Peccato che quell'idea non incontri in alcun modo il favore degli attuali soci racchiusi in Telco. E questo Bernabé lo sa perfettamente ma, a quanto si apprende, sarebbe comunque intenzionato a giocare tutte le carte che ha a disposizione per provare a portare sul tavolo del consiglio di amministrazione del prossimo 3 ottobre l'ipotesi aumento. Ma con quali chances di riuscita? La determinazione di Bernabé, a «voler tutelare gli interessi di Telecom Italia», potrebbe scontrarsi con un consiglio di amministrazione spaccato letteralmente a metà.
Qualche assaggio lo si è già avuto ieri. I consiglieri indipendenti, capitanati da Luigi Zingales, hanno stigmatizzato il riassetto in casa Telco. L'operazione è stata definita «a vantaggio di pochi» e per giunta a favore di un soggetto, Telefonica «in conflitto con l'interesse sociale» di Telecom. Il che «rischia di forzare la società alla dismissione di asset preziosi per il rilancio». Insomma gli indipendenti non gradirebbero un'eventuale cessione degli asset sudamericani mentre, si percepisce, sarebbero più propensi a valutare un possibile aumento di capitale. Allo stato attuale il consiglio di amministrazione di Telecom è composto di 14 membri, di questi almeno sette potrebbero dunque vedere con favore una ripatrimonializzazione. Al fianco di Bernabé, ma lo schieramento è ancora tutto da verificare, si potrebbero dunque schierare l'amministratore delegato Marco Patuano e i consiglieri indipendenti Zingales, Massimo Egidi e Lucia Calvosa. Possibile che arrivi un sì anche da Jean Paul Fitoussi, indipendente ma in quota Telco e da Mauro Sentinelli, ex manager delle telecomunicazioni. Assai probabile, invece, il no dei rappresentanti del socio Telco, ossia il presidente delle Generali, Gabriele Galateri di Genola, Aldo Minucci, Renato Pagliaro per Mediobanca, Gaetano Micciché per Intesa Sanpaolo, Cesar Alierta e Julio Linares per Telefonica. Fin qui si potrebbero dunque contare sette sì potenziali all'aumento e sei no. Manca ancora un voto che potrebbe spostare gli equilibri, quello di Tarak Ben Ammar. Tarak Ben Ammar è notoriamente vicino a Piazzetta Cuccia, siede nel consiglio della banca, ma ha anche un legame piuttosto forte con Bernabé e nessuno, al momento, si sente di dare per certa una sua opposizione alla proposta di aumento, anzi. Un suo sì assicurerebbe una maggioranza relativa in consiglio ma una sonora sconfitta in assemblea se per quella data non si sarà riusciti a coagulare attorno al progetto Telecom Italia una maggioranza alternativa a quella di Telco.
Di certo, Bernabé è consapevole che la sua è una corsa a ostacoli e probabilmente è altrettanto consapevole che questa ennesima frattura con i soci forti potrebbe essere l'ultima di una lunga serie di strappi.
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