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Questo articolo è stato pubblicato il 27 settembre 2013 alle ore 09:26.

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Come vivono gli italiani nel mondoCome vivono gli italiani nel mondo

La vita non è che vada sempre come l'abbiamo immaginata, mentre indossavamo zaini pesanti, recandoci in quella tana calda chiamata "scuola". A volte il nostro pensiero positivo inizia a scontrarsi con la realtà. Una realtà che comincia a vederti non più come un 18enne con tutta la vita davanti, ma come un 30enne che, comunque la società si ostina ad incasellare nella definizione di "giovane promettente". In cui, forse, tu hai smesso di riconoscerti.

La vita dei giovani di oggi non ha più quelle rassicuranti traiettorie lineari. Quei prevedibili rapporti di causa/effetto, grazie ai quali ad un grande impegno corrispondeva una grande ricompensa, fatta di carriera, successo e affermazione nella società. Il mondo di adesso è molto diverso da quello sperimentato dai nostri genitori. è un mondo più complesso e imprevedibile, ma che, per certi aspetti, diventa anche molto più raggiungibile e interessante.

I giovani della mia generazione si scontrano giornalmente con un difficile sistema «lavoro». C'è chi non riesce a trovare neppure una prima occupazione. E i più fortunati lavorano con ritmi serratissimi, convivendo con la quotidiana paura di perdere quel «posto tanto desiderato», «Tanto se non ti sta bene c'è la fila fuori la porta» è una di quelle verità tacite che ogni lavoratore tiene ben a mente. Siamo nell'era del «non c'è nulla da perdere, perché, in verità non c'è neppure troppo da guadagnare». Ed è anche per questo motivo che, negli ultimi anni, complici le limitate o assenti prospettive di carriera, in molti - e sempre più qualificati - decidono di partire. Non si tratta soltanto di emigrazione spinta dal "bisogno", come quella dei nostri nonni che, nel secolo scorso, per uscire dalla miseria rincorrevano disperatamente il "Sogno americano".

Il fenomeno, oggi, è molto diverso
Si parte non solo per lavorare ma anche per sperimentare la propria vita in nuovi contesti dopo anni di duro lavoro. O dopo mesi di ricerca inutile. Un anno per realizzare ora, e non in futuro, i propri sogni e le proprie aspirazioni. Un Gap Year, come viene definito dagli inglesi. Un anno di rottura, rispetto al concetto di vita "normale", una vita fatta di sveglia, caffè, traffico e ufficio, per 5 giorni a settimana. Un anno in cui capire chi di certo non si è, prima di riprendere in mano il difficoltoso interrogativo del chi si vuole essere/diventare. Un anno alla ricerca di colori che spesso non riusciamo più a vedere, perché opacizzati dalle routine che la quotidianità ci impone. Un anno fecondo di incontri, esperienze e nuove culture. Un anno in cui riscoprire passioni dimenticate. E anche se nessuno ne parla, il mondo è pieno di questi temerari invisibili che, portandosi dietro qualche abito, pochi soldi, una reflex e molta curiosità, se ne vanno alla scoperta del mondo, rompendo gli schemi.

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