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Questo articolo è stato pubblicato il 04 ottobre 2013 alle ore 16:11.

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Il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni (II da D) e, alla sua destra, l'assessore allo Sport e Politiche per i giovani Antonio Rossi al tavolo per il confronto con il presidente del Coni Giovanni Malagò (S) sulla candidatura italiana per le Olimpiadi 2024, all'Arena civica di Milano (Ansa)Il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni (II da D) e, alla sua destra, l'assessore allo Sport e Politiche per i giovani Antonio Rossi al tavolo per il confronto con il presidente del Coni Giovanni Malagò (S) sulla candidatura italiana per le Olimpiadi 2024, all'Arena civica di Milano (Ansa)

Tutto rinviato tra quindici giorni, a Roma, ma col risultato che appare ormai scontato, come in quelle competizioni che si vogliono mantenere vive fino all'ultimo nell'attenzione della pubblica opinione ma il cui esito è già segnato. E' il caso della candidatura italiana relativa a quale città tra Roma e Milano potrà ambire allo status di "applicant city" ossia di città desiderosa ad ospitare le Olimpiadi del 2024.

E' un nulla di fatto per decisioni prese ma solo ufficialmente l'esito del vertice milanese che si è svolto all'Arena in Sala Appiani: erano presenti quasi tutti i rappresentanti dei livelli istituzionali, da Malagò presidente del Coni a Maroni governatore lombardo, dal sindaco Pisapia agli assessori allo sport di Regione Lombardia ( Antonio Rossi) e Comune di Milano ( Chiara Bisconti); unico assente il sindaco di Roma Ignazio Marino.

Da noi interpellato il Presidente del Coni Lombardia Pier Luigi Marzorati, anche lui presente all'incontro, ha detto che si è ancora in una fase interlocutoria in cui le parti interessate vogliono "restare abbottonati e non sbilanciarsi in affermazioni controproducenti la auspicata condivisione di intenti." Non poteva che essere ribadita l'unica linea ufficiale che è poi quella espressa da Malagò al termine dell'ora e mezza di vertice: "Non ci sarà una competizione tra Roma e Milano: o siamo tutti d'accordo su una candidatura condivisa per l'Olimpiade 2024 o è meglio lasciar perdere."

A parole sono tutti allineati su questa posizione ma non mancano i distinguo come quello di Roberto Maroni spalleggiato da Antonio Rossi che senza ribadire le perplessità del giorno prima - "Roma è quasi in bancarotta e vuole i Giochi?" - ha indicato nelle Olimpiadi la soluzione ideale per l'area Expo al termine dell'evento: "Un Parco olimpico." E' proprio trovare una soluzione per l'area dell'Expo. Ancor prima che inizi, la vera preoccupazione di Maroni. La vera questione in ballo per Milano non è tanto ambire alle Olimpiade, stando così le cose ci sono solo annunci più che impianti sportivi, quanto cosa farne dell'area una volta calato il sipario sull'Esposizione universale il 31 ottobre 2015. C'è la possibilità, più sperata che reale almeno al momento, di uno stadio nuovo voluto dalla nuova proprietà indonesiana dell'Inter come segno tangibile del nuovo corso, a cui si aggiungerebbe un nuovo Palasport per Milano su cui punta Marzorati attraverso il Credito sportivo, trent'anni e passa dopo quello crollato sotto il peso della nevicata del Gennaio 1985.

A Pisapia invece nell'area Expo "piacerebbe vedere strutture polivalenti capaci di ospitare sia manifestazioni sportive che eventi musicali." Fuori discussione per Pisapia è invece il fatto che "Roma è sicuramente più avanti anche perché nel 2025 ci sarà il Giubileo 2025 quindi è più preparata." Insomma dato che spetta al Sindaco presentare la candidatura in assenza di quello di Roma, che fra quindici giorni giocando in casa potrebbe fare il colpo di teatro, quello di Milano ha già passato il testimone nella staffetta ideale che conduce alla candidatura ufficiale. Non ci saranno pure stati "annunci da fare, è stata una bellissima chiacchierata", come ha detto al termine il presidente del Coni ma di fatto c'è stato un non annuncio da parte di Pisapia.

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