Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 07 novembre 2013 alle ore 06:42.

My24


NEW YORK. Dal nostro corrispondente
Questo 5 novembre 2013, anno politico importante per sondare il polso del Paese, non ha chiarito molto per identificare quel "nuovo paradigma" che tutti cercano a destra e a sinistra per coagulare consenso ed elettori su base nazionale, ma ha chiarito per la prima volta che il Tea Party, disturbatore di equilibri e modus operandi decennali a Washington è in difficoltà.
Intanto da queste elezioni sono emersi i colossi, i titani come Bill de Blasio, nuovo sindaco di New York con il 73% dei consensi. Ha dimostrato che la sinistra, quella estrema, che sembrava scomparsa, è vivacissima nella grande metropoli. Ma potrà esserlo nel resto dell'America? La risposta è no. Si aggiunga che già ieri, dopo il primo incontro con il suo predecessore Michael Bloomberg, si è reso conto che – con difficoltà di bilancio, sindacali e di sicurezza - mantenere le promesse populiste della campagna elettorale non sarà facile.
C'è poi Chris Christie, che con la schiacciante vittoria in New Jersey ha di fatto occupato la pole position per la nomination repubblicana alle prossime presidenziali, offrendo lo spaccato di un punto di incontro per i repubblicani: leadership ferma, istrionica, sicurezza estrema, contro i sindacati, ma aperto al dialogo coi democratici. Christie è il post teapartista. C'è anche la vittoria di un democratico centrista, come Terry McAuliffe, in Virginia, in uno stato del Sud che potrà aiutare la corsa di Hillary Clinton se la ex First Lady deciderà davvero di candidarsi alla Casa Bianca.
Tre direzioni diverse dunque, che confermano le incertezze, la confusione in cui si trova l'America se non fosse che in questo 5 novembre almeno un risultato chiaro c'è stato. È la vittoria di Bradley Byrne contro Dean Young alle primarie repubblicane per un seggio alla Camera nel primo distretto dell'Alabama che include Mobile, Prichard Monroeville. I due si sono scontrati per sostituire Joe Bonner che aveva dato le dimissioni dal Parlamento in agosto. Byrne, è un repubblicano del Sud aperto al business, contro la chiusura del governo e contro le linee dure del Tea Party. Young è invece un attivista del Tea Party, estremista, contro qualunque ipotesi di compromesso ad esempio sul bilancio o per la chiusura del governo federale e contro John Bohener, ha annunciato che avrebbe chiesto un voto per esautorare il Presidente della Camera. Questa corsa è diventata la più importante sul piano nazionale per capire fino a che punto il Tea Party sia stato danneggiato dalle posizioni oltranziste dei suoi rappresentati durante la battaglia sulla chiusura del governo e per il rinnovo del tetto sul debito.
In questa corsa inoltre la Camera di Commercio americana, un punto di riferimento per il business, molto vicina al partito repubblicano e molto scontenta delle scorribande dei teapartisti, pericolose per l'economia, ha deciso di intervenire. Ha dato un contributo di 200mila dollari a Byrne e lo ha appoggiato. In totale Byrne ha raccolto 700mila dollari contro i 260mila di Young. L'azione congiunta della Camera di Commercio e dell'establishment repubblicano ha dunque funzionato: il Tea Party danneggia il partito e d'ora in avanti si cercherà di ridimensionarlo su base nazionale. Byrne vincerà di sicuro le elezioni speciali per il prossimo deputato del primo distretto alla Camera dei rappresentanti. È dal 1965 che in quel distretto vince un repubblicano. L'importante era capire "quale" repubblicano.
Per il resto, sarà interessante verificare come Bill de Blasio manterrà le sue promesse. Lo aspetta un bilancio che avrà un buco di 2 miliardi di dollari. E la promessa di aumentare le tasse per i più ricchi, malvista ad Albany che dovrà ratificarla, non serviva a coprire un disavanzo, ma a creare nuovi asili nido. C'è la questione della sicurezza: la città ha uno dei più bassi tassi di criminalità in America, anzi il più basso secondo alcune graduatorie. De Blasio ritiene che la polizia sia troppo dura contro le minoranze. Ma se accontenterà gruppi di pressione e allenterà la maglia della sicurezza e le cose peggioreranno per lui saranno guai. Al suo insediamento dovrà aprire un tavolo, anzi, 150 tavoli, con altrettante organizzazioni sindacali che rappresentano 300mila dipendenti municipali. Chiedono aumenti del salario minimo con effetto retroattivo. Costo: quasi 6,3 miliardi di dollari secondo il New York Times, su un bilancio complessivo di circa 70 miliardi di dollari all'anno. Come farà? Proprio lui, che non ha avuto esperienze manageriali di alcun genere, che è stato sindacalista e che ha promesso tutto a tutti? Rischia molto, rischia anche la polarizzazione. Ma che abbia successo o meno, l'impatto sullo scenario politico nazionale sarà minimo. New York è un pianeta a sé. Nessuno come lui sarebbe stato eletto in nessun'altra municipalità americana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi