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Questo articolo è stato pubblicato il 30 novembre 2013 alle ore 08:44.

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MILANO
Un marchio collettivo – un brand – per valorizzare con un'etichetta l'artigianalità e la qualità del "saper fare" italiano.
È stato presentato ieri, in Senato, il disegno di legge (S1061) per «L'istituzione del marchio "Italian Quality" per il rilancio del commercio estero e la tutela dei prodotti Italiani», di cui sono primi firmatari la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli e il presidente della commissione Industria, Massimo Mucchetti (entrambi del Pd). Ma è sottoscritto da altri 35 senatori bipartisan, allo scopo di recuperare competitività, tutelare i prodotti italiani e i consumatori.
In tutto 7 articoli in cui l'"Italian Quality" si delinea come marchio collettivo, di proprietà dello Stato italiano, registrato in sede comunitaria e internazionale, di cui potranno dotarsi le imprese italiane. Il target sono i prodotti di eccellenza di artigiani, srl, reti di impresa, cooperative e consorzi iscritti alle Camere di commercio e con domicilio fiscale in Italia, che riportano la marcatura "Made in Italy" e che hanno subito in Italia almeno un'ulteriore e precedente lavorazione rispetto all'ultima. Spetterà al ministero dello Sviluppo economico rilasciare l'autorizzazione all'uso del marchio alle imprese che ne faranno richiesta. In caso di irregolarità o utilizzo fraudolento del brand, scatterà la revoca. La stessa impresa non potrà prima di 3 anni dalla revoca presentare nuova richiesta per riottenere "l'etichetta" su altri prodotti (se l'istanza riguarda lo stesso bene oggetto del ritiro allora devono passare 5 anni). Previste campagne pubblicitarie e di sensibilizzazione per far conoscere "Italian Quality" sia ai consumatori italiani che all'estero. La dotazione finanziaria prevista è di 5 milioni di euro per ciascuno anno 2013, 2014 e 2015.
Fedeli ha ricordato che la commissione Industria procederà anche a uno «studio di impatto per capire il valore aggiunto che il marchio potrà dare al sistema manifatturiero». «L'impegno della commissione – ha aggiunto il cofirmatario Mucchetti – è procedere in tempi rapidi per un varo del provvedimento entro il 2014».
Qualche sottolineatura è giunta dal viceministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda e da Lisa Ferrarini, presidente del Comitato tecnico per la tutela del "Made in" di Confindustria. Calenda ha invitato ad attribuire un ruolo chiave, più che al Mise, alle associazioni di categoria e delle imprese, soprattutto nella definizione dei criteri: «Il progetto ha una visione – ha spiegato – ma il nodo è la sua implementazione», mettendo in guardia dal rischio di oneri ulteriori pr le Pmi in termini di costi e procedure burocratiche.
Mentre Lisa Ferrarini ha affermato l'importanza di investire nel progetto molte risorse per promuovere la conoscenza e la percezione del marchio.
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