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Questo articolo è stato pubblicato il 16 dicembre 2013 alle ore 10:06.
L'ultima modifica è del 16 dicembre 2013 alle ore 10:13.

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Tra cronaca, diplomazia, storia, il Medio Oriente vive in queste settimane e mesi un momento molto simile a quelli narrati da Colonnello Thomas Edward Lawrence nei Setti Pilastri della Saggezza e poi riportati sullo schermo da Peter O' Toole nel celebre film.

Il Levante siriano, cuore della rivolta araba del 1916, è travolto da una violenza senza precedenti: dozzine di morti ad Aleppo e duemila cristiani intrappolati in un villaggio del Nord, nella provincia di Idlib, dove i jihadisti stranieri affiliati di Al Qaeda minacciano di ucciderli se non si convertiranno all'Islam. Con la scomparsa del suo passato cristiano e delle sue radici storiche e religiose, la Siria rischia di non avere più, oltre al suo passato millenario inghiottito dalla guerra civile, neppure un futuro. Dovranno essere ridisegnati nuovi confini non solo politici, etnici e settari ma anche culturali. I cristiani da 2 milioni si sono ridotti a poco più di un milione, come avvenne in Iraq dopo il 2003.
A Bruxelles l'Unione europea discute al consiglio degli Esteri di Iran, Siria e Libano mentre l'Arabia Saudita, attraverso l'ex capo dell'intelligence, il Principe Turki Feisal, attacca gli Usa duramente, come mai hanno fatto i sauditi così pubblicamente, per la politica Usa di apertura all'Iran e il mancato intervento in Siria. Ma i sauditi con il Qatar, finanziando gli estremisti islamici, sono tra i responsabili dei massacri insieme al regime di Bashar Assad.

Come un secolo fa diplomazia e giochi di potenze nel cuore del Medio Oriente condizionano il destino delle popolazioni arabe, a loro volta incapaci, dopo la rivolta contro i raìs del 2011, di dare seguito al risveglio arabo che si sta tramutando in una tragedia.
Lawrence fu un paladino del nazionalismo arabo ed è ricordato come uno dei più discussi e controversi protagonisti dell'insurrezione contro la dominazione ottomana che poi condusse segretamente agli accordi di Sikes-Picot del 1916 e alla spartizione tra Gran Bretagna e Francia del Levante mentre in Europa in 16 milioni morivano nelle trincee della prima guerra mondiale. Come ben sappiamo buona parte dei problemi del Medio Oriente contemporaneo nacquero allora.

Cosa resta del Lawrence, oltre al volto celeberrimo prestato da Peter O' Toole in uno dei film più visti e amati della storia del cinema?
Deluso dagli eventi e dalla diplomazia che frantumò la nazione araba invece di unirla come lui aveva promesso allo sceriffo della Mecca, Lawrence respinse la nomina a viceré dell'India e anche quella a cavaliere della corona. Il 30 ottobre 1918 il re Giorgio V e la regina Mary lo accolsero a Buckingham Palace con una corte di dignitari che lo fecero entrare in una grande sala per investirlo cavaliere e consegnargli le insegne della Victoria Cross offerte su un cuscino di velluto. Lawrence con tranquillità informò il re che rifiutava l'onore. Il Lord ciambellano girò sui tacchi e riconsegnò al sovrano il cuscino con la croce, tra l'imbarazzo generale e una regina furibonda. Non era mai accaduto in novecento anni di storia della monarchia britannica. Il colonnello Lawrence voltò le spalle e se ne andò, lasciando tutti di stucco.

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