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Questo articolo è stato pubblicato il 19 dicembre 2013 alle ore 20:28.
L'ultima modifica è del 19 dicembre 2013 alle ore 22:31.

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La sede irlandese di GoogleLa sede irlandese di Google

La web tax così com'è formulata suscita «seri dubbi» perché potrebbe violare le regole europee. Il provvedimento inserito sotto forma di emendamento nella legge di Stabilità passata all'esame dell'Aula alla Camera sarebbe «contrario alle libertà fondamentali e ai principi di non-discriminazione dei trattati». Così Emer Traynor, portavoce del commissario europeo per la fiscalità e l'unione doganale Algirdas Semeta.

Le obiezioni dell'Unione europea, espresse dalla stessa Traynor già alcune settimane fa al Sole 24 Ore (a Bruxelles hanno sempre premesso che prima di poter dare un giudizio definitivo occorre valutare il testo approvato), seguono a stretto giro il parere del Servizio studi della Camera espresso nella Sintesi degli emendamenti approvati dalla V Commissione Bilancio. «Con riferimento al comma 17-ter - si legge - appare opportuno valutare la compatibilità delle disposizioni come riformulate con la normativa comunitaria in materia di libertà di circolazione di beni e servizi».

Il padre del provvedimento, che intanto è stato blindato nella legge di Stabilità con il voto di fiducia, il presidente della commissione Francesco Boccia (Pd), tuttavia, non arretra, anzi.

«La dichiarazione di Emer Traynor - ha replicato Boccia - sembra quella del portavoce delle multinazionali del web non di un commissario europeo. Anziché richiamare inopportunamente le libertà fondamentali, Traynor studi bene il discorso di Neelie Kroes, il Commissario Ue all'agenda digitale, il quale solo lo scorso giugno ha denunciato alla American Chambers of Commerce di Bruxelles che «le compagnie multimiliardarie non possono continuare a versare al fisco solo briciole;le aziende americane dovrebbero capire che essere buoni cittadini nella Ue è incompatibile con un'evasione fiscale su larga scala».

«Se il solerte Traynor (che però è una donna, ndr) avesse letto la nostra norma, avrebbe almeno potuto distinguere nella sua inconsueta presa di posizione, la parte sul ruling, bollinata dalla Ragioneria, già utilizzata in Francia, e che, se fosse stata applicata dall'Europa avrebbe potuto evitare almeno parte della gravissima emorragia finanziaria in corso, e quella relativa alla partita Iva, sulla quale mi auguro si aprirà in Europa un costruttivo dibattito tra istituzioni, e non tra istituzioni e lobbies».

«È inoltre assai grave - ha continuato Boccia - che il lavoro del parlamento italiano venga condizionato prima del voto finale sulla Legge di Stabilità. In contrasto con questa sconcertante presa di posizione, non si può non prendere atto della lucida, onesta e trasparente analisi di Susanna Camusso, che a nome del più grande sindacato italiano, la Cgil, conferma ciò che dice anche il buon senso: le tasse si pagano nel paese dove si lavora. Un motivo in più per destinare i proventi del gettito della cosiddetta web tax all'abbassamento del costo del lavoro».

In un precedente intervento a una diretta web del Fatto Quotidiano, l'esponente del Pd aveva sottolineato che «mentre oggi i soldi finiscono direttamente in Irlanda - aveva detto qualche ora prima Boccia intervenendo a una diretta web sul sito del Fatto Quotidiano, riferendosi al Paese eletto a sede privilegiata dai colossi del Web, visto il regime fiscale estremamente favorevole - con le nuove norme c'è il ruling (accordo che vincola entrambe le parti per il periodo d'imposta nel corso del quale l'accordo stesso è stato stipulato e per i due periodi d'imposta successivi. Le materie oggetto di accordo sono il regime fiscale dei prezzi di trasferimento, degli interessi, dei dividendi e delle royalties) e si pagano in Italia le tasse su quanto si realizza in Italia».

Questo grazie «ai due meccanismi della partita Iva e della tracciabilità previsti dal testo dell'emendamento, con cui si danno strumenti alla Gdf, che, per fare un esempio, sta tentando di dimostrare come Apple abbia evaso 1 miliardo in Italia. L'albergatore italiano che compra pubblicità online paga lo stesso, ma fattura a una partita Iva italiana. Quello che preoccupa ha non è il mancato gettito di 100-150 milioni, bensì l'emorragia finanziaria di un Paese che subisce senza battere ciglio».



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