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Questo articolo è stato pubblicato il 04 gennaio 2014 alle ore 08:29.

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ROMA
Che vantaggi comporta una riduzione dello spread Bund Btp sotto i duecento punti base? Un calcolo fatto a caldo dall'economista Riccardo Puglisi dell'università di Pavia quantifica in circa 2-3 miliardi il possibile risparmio per il 2014 in termini di minori oneri sul debito pubblico. «Considerando 400 miliardi di spesa per rinnovare il debito, un abbassamento di 50 punti base dello spread corrisponde più o meno a quella cifra» ha osservato. Si tratta dunque anche per quest'anno più o meno dello stesso risparmio ottenuto a consuntivo lo scorso anno dal governo.
Come ha spiegato ieri il presidente dei deputati di Forza Italia, l'economista Renato Brunetta, il Mef ha contabilizzato un costo per lo stato per interessi sul debito pubblico per il 2013 un costo per lo Stato per interessi sul debito pubblico di 84 miliardi di euro, a fronte di 86,7 miliardi nel 2012: c'è stato già, quindi nel 2013 un risparmio di 2,7 miliardi sugli oneri per effetto della discesa dei tassi. Ma il fatto è che oltre all'impatto abbastanza intuitivo e diretto sul costo del debito, occorre considerare anche gli effetti di una riduzione del differenziale dei tassi a lungo termine sul costo del credito e del finanziamento dell'economia.
La Banca d'Italia stima infatti che nel complesso ogni aumento del differenziale pari a 100 punti base sui titoli decennali e 50 bp sulla scadenza annuale comporti una riduzione della crescita economica pari a un punto di Pil nell'arco di tre anni. Analogamente, un punto di crescita in più nel giro di tre anni potrebbe derivare da una riduzione di 100 punti nello spread. Con riferimento a imprese e famiglie gli esperti della banca centrale hanno calcolato che ogni incremento di 100 punti base fra titoli di stato tedeschi si è tradotto con un ritardo di un trimestre, in un rincaro di 50 punti base sui tassi alle imprese e in un aumento di 30 punti sui mutui casa alle famiglie. Un altro effetto dell'aumento dello spread è stato, come si sa, l'aumento del costo della raccolta all'ingrosso delle banche, ma anche delle obbligazioni bancarie. Dunque, per converso, una riduzione di 100 punti base nello spread potrebbe comportare una riduzione di mezzo punto percentuale sui tassi offerti dalle banche alle imprese e una riduzione dello 0,30% sui mutui.
Del resto, già lo scorso anno gli economisti di via Nazionale avevano realizzato un esercizio controfattuale, misurando cosa sarebbe successo senza la fiammata dello spread Bund-Btp di fine 2011, quando il termometro della febbre arrivò a toccare i 575 punti di distanza fra Italia e Germania. A parità di condizioni, se il differenziale fosse rimasto al livello del primo quadrimestre 2010, i tassi in Italia sarebbero stati più bassi di 170 punti per le imprese e di 130 punti base per i mutui alle famiglie, mentre la crescita dei prestiti a imprese e famiglie sarebbe stata di due punti percentuali più elevata di quanto non sia effettivamente avvenuto. In pratica, secondo via Nazionale, lo shock della seconda metà del 2011 ha determinato, da solo, una flessione di un punto di prodotto sui 2,4 di Pil punti persi nel 2012.
Adesso, l'ulteriore discesa dello spread verso livelli più fisiologici tenderà a riportare anche il mercato del credito verso una situazione di normalità e ad attenuare la morsa della stretta creditizia. Un credit crunch che, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Bce e relativi al mese di novembre è tuttora particolarmente forte nel nostro paese, visto che i prestiti alle imprese in Italia hanno segnato a novembre un calo del 5,9%, il più ampio nelle serie storiche disponibili a Francoforte.
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IN CIFRE
84 miliardi
La spesa per interessi nel 2013
Il costo per interessi sul debito pubblico a carico dello Stato contabilizzato dal ministero dell'Economia per lo scorso anno
2,7 miliardi
I risparmi
Un risparmio sugli oneri del debito pubblico per effetto della discesa dei tassi c'è già stato nel 2013. Nel 2012 infatti il costo per interessi era stato di a di 86,7 miliardi
1%
La flessione del Pil
Secondo Banca d'Italia lo shock della seconda metà del 2011 – quando lo spread arrivò a toccare 575 punti – ha determinato, da solo, una flessione di un punto di prodotto interno lordo sui 2,4 punti di Pil persi nel 2012
-0,50%
L'effetto sui tassi alle imprese
Un altro effetto dell'aumento dello spread è stato l'incremento del costo della raccolta all'ingrosso delle banche ma anche delle obbligazioni bancarie. Dunque una riduzione di 100 punti base nello spread potrebbe comportare una flessione di mezzo punto percentuale sui tassi offerti dagli istituti di credito alle imprese e una riduzione dello 0,30%
sui mutui

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