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Questo articolo è stato pubblicato il 10 gennaio 2014 alle ore 13:36.
L'ultima modifica è del 10 gennaio 2014 alle ore 14:45.

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Un lungo respiro, poi la scarica di adrenalina, che guida movimenti e pensieri, equilibri ed emozioni. A Zermatt (Svizzera), lucido e appassionante groviglio di neve e case ai piedi del Cervino - "il più nobile scoglio d'Europa" per il poeta inglese John Ruskin - si è conclusa ieri pomeriggio la quarta edizione della Swatch Skiers Cup, la rassegna-evento che ogni anno mette a confronto i migliori interpreti del freesking, lo sport che esalta le abilità acrobatiche di sciatori alla costante ricerca di un nuovi limiti da superare.

Ha vinto il Team Americas, che ha battuto per 9-7 il Team Europa nell'unica gara (slopestyle, la specialità che premia le capacità acrobatiche dei freestyler) che si è potuta disputare. La seconda prova in programma (big mountain, la sfida della velocità e dei salti che sembrano non finire mai) è stata cancellata a causa del maltempo. Lo sa bene chi vive e ama l'alta montagna: a 4000 metri le previsioni meteo sono un esercizio di fede o poco più.
Con questo successo, il Team Americas – una parata di stelle reclutate tra Canada e Stati Uniti dal capitano canadese Jp Auclair, un monumento vivente per i fedelissimi del freesking – pareggia i conti con il Team Europa, che aveva vinto la precedente edizione ed era avanti nell'albo d'oro della manifestazione per due trionfi a uno. È andata bene, non benissimo. Anche per i vincitori. «Sono orgoglioso di aver portato la squadra alla vittoria – ha fatto sapere a fine giornata Auclair - ma rimane una sensazione di incompletezza. Entrambe le squadre avrebbero desiderato avere l'occasione di fronteggiarsi». Sulla stessa linea il pensiero del numero uno del Team Europa, il francese Julien Regnier. «Certo, siamo un po' delusi, avremmo potuto avere la possibilità di rimontare, ma abbiamo provato di tutto, cercando ovunque dall'elicottero il posto ideale e aspettando il giorno ideale. In montagna però, anche con la migliore volontà, a volte non resta che rinunciare. In ogni caso, sono davvero contento che questa decisione sia stata demandata agli atleti: è questo che rende speciale la Swatch».

Per alcuni, il freesking è uno sport estremo, la declinazione temeraria dello sci d'alta quota, un vezzo da incoscienti più che un concentrato di passione e di talento. «Lanciarsi sulla neve fresca a quell'altezza improvvisando percorsi ancora tutti da scoprire è un azzardo che va oltre l'incoscienza», il commento più diffuso tra chi assiste per la prima volta a una delle tante gare che prendono forma durante tutto l'anno in giro per il mondo. Per gli atleti che vi partecipano, è molto di più. Un modo come un altro per rapportarsi con la montagna e i suoi segreti più nascosti. Per provare l'ebrezza di un'esperienza che si rinnova di giorno in giorno, diversa e irripetibile perché diverse e spesso irripetibili sono le condizioni di partenza e le scelte che l'istinto e l'esperienza suggeriscono nel corso della discesa. Non è coraggio, è consapevolezza che diventa intuizione e catarsi. Uno spettacolo per chi non è abituato a confrontarsi con sfide insolite ad alta quota.

La sicurezza, prima di tutto. Ieri la prova di big mountain non è andata in scena a causa dei venti forti e delle alte temperature che hanno peggiorato le già precarie condizioni di innevamento dei giorni scorsi. Il rischio di incrociare una roccia sporgente nascosta dalla nebbia e da un sottilissimo strato di neve era altissimo. Come si diceva, il freesking è uno sport che diverte ed entusiasma pubblico e atleti perché non segue convenzioni troppo rigide e ingombranti, ma è sufficiente un movimento sbagliato per cadere e farsi male, molto male. Da qui, la decisione dei due capitani di chiudere anzitempo la competizione, tra gli applausi dei tantissimi che con o senza sci sono saliti a due passi dal Cervino per seguire l'evento in diretta. Perché la paura è un sentimento nobile, consente di scansare il pericolo prima che si trasformi in minaccia. Lo dicono i grandissimi delle montagne, protagonisti in prima persona di alcune delle pagine più belle dell'alpinismo di tutti i tempi. Non poteva pensarla diversamente lo svedese Sverre Liliequist, co-fondatore della Swatch Skiers Cup e rider del Team Europa. «Questi sciatori sono tutti molto forti e le squadre si divertono insieme sia sulla neve che fuori. Ma sono anche molto competitivi e desiderosi di aggiudicarsi la discesa. Per questo era importante annullare la gara: questi ragazzi non sono certo i tipi che si trattengono anche se le condizioni non sono perfette». Un lungo respiro, poi il grande salto in direzione di strade poco battute. Il confine tra sport ed esplorazione, a uno sbuffo dal cielo, è talvolta questione di sfumature.

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