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Questo articolo è stato pubblicato il 17 gennaio 2014 alle ore 06:45.

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ROMA
Due scuole di pensiero ben diverse, con il dettaglio non irrilevante che sono espresse dallo stesso governo. L'obiettivo di riduzione del 40% delle emissioni di Co2 divide l'esecutivo mentre si assottigliano i giorni utili per definire una posizione netta e condivisa.
La scadenza europea del 22 gennaio è vicina, ma i ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico (per inciso entrambi del Pd) hanno ancora visioni differenti. Andrea Orlando, con ben due lettere condivise con altri colleghi europei, ha espresso l'urgenza di arrivare all'obiettivo del 40% accompagnandolo a un target anche per le energie rinnovabili. Il titolare dello Sviluppo, Flavio Zanonato, riflette invece una linea più industrialista e meno rigorista, anch'essa condivisa da diversi colleghi di altri Paesi. Così, mentre anche la maggioranza in Parlamento esce allo scoperto con dichiarazioni opposte, nell'esecutivo bisognerà probabilmente lavorare a un possibile compromesso.
La prima puntata, andando a ritroso, risale allo scorso mese di settembre quando il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, in occasione del Consiglio informale energia svolto a Vilnius aveva proposto una mediazione. L'idea, in sostanza, consisterebbe nell'affiancare all'obiettivo unico sulle emissioni strumenti più specifici su efficienza energetica e rinnovabili e, soprattutto, piani nazionali contenenti le misure che ciascuno Stato membro si impegna ad adottare per raggiungere operativamente i target. A distanza di un mese, era stato direttamente il ministro Zanonato, stavolta in un documento sottoscritto dai ministri dell'Industria dei principali Paesi europei riuniti a Parigi, ad esprimere massima cautela rispetto a obiettivi sfidanti, considerato il «divario di competitività tra l'Europa e le economie avanzate, causato dalle differenze sia nei prezzi dell'energia che dagli impegni per ridurre le emissioni di Co2 e produrre energia rinnovabile».
Una linea troppo attendista, secondo il ministero dell'Ambiente. Orlando è passato al "contrattacco" come cofirmatario, insieme tra gli altri all'omologo francese e a quello tedesco, di due lettere inviate tra il 23 dicembre e il 6 gennaio che hanno messo pressione alla Commissione in senso opposto rispetto a Zanonato. La prima sottolineava l'importanza di mantenere anche nel piano al 2030 un target per la quota di energie rinnovabili.
La seconda, anch'essa indirizzata al commissario dell'azione per il clima Connie Hedegaard, chiede decisioni coraggiose e ambiziose sul taglio del 40% delle emissioni Co2. Posizione sostenuta anche dal presidente della Commissione Ambiente e lavori pubblici della Camera, Ermete Realacci (Pd), per il quale target ambiziosi «non sono un ostacolo per la competitività, ma un occasione di rilancio attraverso gli investimenti in innovazione, ricerca ed efficienza energetica».
Si schiera a sostegno delle posizioni di Confindustria e dello Sviluppo, invece, il Nuovo centro destra: «Il rischio dell'innalzamento dell'obiettivo di riduzione di emissioni – osservano Raffaello Vignali, capogruppo Ncd in commissione Attività produttive, e Vincenzo Piso, membro della commissione Trasporti – è l'ennesimo colpo alla manifattura italiana».
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