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Questo articolo è stato pubblicato il 21 gennaio 2014 alle ore 15:12.

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Lo Ior precisa: i conti di monsignor Nunzio Scarano erano già stati congelati lo scorso luglio, quando l'inchiesta (con il primo arresto) del prelato di Curia era partita.
In ogni caso i reati contestati dalla magistratura di Salerno - riciclaggio e falso - sono solo un tassello di uno spaccato che continua a riaffiorare dietro le mura leonine, fatto di finanza non esattamente trasparente e di reti di connessione che risultano ancora ben salde.

La questione non riguarda solo lo Ior, ma l'intero assetto delle finanze vaticane, e in particolare l'Apsa, il dicastero dove lavorava il monsignore e che è intestatario di un colossale patrimonio immobilare e titolare di grossi investimenti finanziari. Non tutto è opaco, naturalmente, ma i fatti che via via vengono a galla sono il segnale che una riforma radicale è non solo auspicabile, ma sempre più necessaria. Papa Francesco poco dopo l'elezione aveva subito aperto i "cantieri": prima il G-8 cardinalizio, poi le commissioni sullo Ior e sulle finanze. Dopo mesi di lavoro e qualche ritardo le risultanze stanno per essere portate all'attenzione di Bergoglio, che nella terza settimana di febbraio potrebbe dare già degli orientamenti di riassetto.

Il coordinatore degli otto cardinali, l'honduregno Oscar Maradiaga, spinge per la creazione di un super-ministero delle finanze pontificie, che ridurrebbe lo Ior - che gestisce un patrimonio di 7 miliardi - ad una funzione di puro servizio, prevedendo quindi una sorta di fusione con l'Apsa. Ma ci sono anche altri dicasteri "economici" molto importanti: il Governatorato e Propaganda Fide su tutti, attorno ai quali girano impegni di spesa e patrimoni per decine di miliardi di eruro.

Da mesi i conti dello Ior e dell'Apsa sono passati al setaccio da Promontory Group, lo stato patrimoniale del Governatorato da Ernst & Young, Kpmg sta rivendendo gli standard contabili, e McKinsey elabora un piano di razionalizzazione dei media: una folla di consulenti che a breve esaurirà il proprio compito, e poi toccherà al Papa e al segretario di Stato, Pietro Parolin (ma della materia si occupa in prima battuta anche l'Assessore agli affari interni, monsignor Peter Wells) decidere la strada da percorrere. Il caso Scarano nel giugno scorso provocò il cambio improvviso del management dello Ior: ora potrebbe indirettamente accelerare un processo che inevitabilmnte trova delle resistenze al cambiamento, spesso da chi lo invoca più di altri.

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