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Questo articolo è stato pubblicato il 23 gennaio 2014 alle ore 17:56.
L'ultima modifica è del 23 gennaio 2014 alle ore 18:41.

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«La lotta alla mafia e l'aggressione ai suoi patrimoni diventerà una delle chiavi di lavoro del governo, uno dei pilastri di Impegno 2014». Così il premier Enrico Letta ha presentato in conferenza stampa il Rapporto della commissione istituita a palazzo Chigi per la elaborazione di proposte per la lotta alla criminalità organizzata. «La lotta alla criminalità sarà senza quartiere» ha assicurato il premier.

Impegno senza quartiere del Governo

«Il lavoro è pronto - ha spiegato Letta - per una moderna politica antimafia abbiamo chiesto alla commissione proposte concrete per mettere in campo politiche di contrasto al fenomeno della criminalità, in particolare aggredendo i patrimoni criminali».
«In questi ultimi giorni di nuovo abbiamo registrato la riemersione di minacce e di un fenomeno che necessita risposte all'altezza della sfida. La commissione istituita presso la presidenza del consiglio ha portato dei contenuti, che nei prossimi giorni diverranno atti di governo. Quando chiediamo al nostro Paese di essere più competitivo serva una lotta concreta alla criminalità e ai suoi patrimoni illegali. Impegno 2014 vedrà un impegno senza quartiere in questo senso» ha sottolineato Letta esprimendo « solidarietà profonda a De Matteo e al presidente Grasso, oggetto di minacce terribili in queste ore». «Da parte del Governo - ha poi aggiunto - c'è la volontà determinata che questo rapporto si trasformi in atti concreti, azioni concrete»

I membri della Commissione

La Commissione è stata voluta nei mesi scorsi dal presidente del Consiglio. Insieme al premier, per la presentazione del Rapporto anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi, il segretario generale della presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, magistrato del Consiglio di Stato e presidente della Commissione. Gli altri componenti della Commissione: Magda Bianco (dirigente Banca d'Italia), Raffaele Cantone (magistrato di Cassazione), Nicola Gratteri (procuratore aggiunto di Reggio Calabria), Elisabetta Rosi (magistrato di Cassazione), Giorgio Spangher (professore ordinario di procedura penale).


Garofoli: lotta moderna contro i clan

Servono «politiche moderne» per aggredire la criminalità organizzata, partendo dai suoi patrimoni illegali. Lo ha sottolineato Roberto Garofoli, segretario generale di palazzo Chigi e presidente della commissione istituita dal premier Enrico Letta. La commissione, ha spiegato Garofoli, ha incentrato i suoi lavori soprattutto sulla criminalità organizzata di tipo mafioso: «Si tratta di un fenomeno non solo delinquenziale ma anche economico, parliamo di ricavi significativi, nelle stime si va dai 18 ai 30 miliardi annui, esentasse. Qualcuno ritiene che il traffico di stupefacenti arrivi ai 25 miliardi l'anno».
Dunque «una politica moderna deve puntare non solo sul sistema di repressione personale, che pure va garantito e aggiornato, ma anche sui patrimoni e sui beni confiscati». Senza dimenticare il terreno di coltura della criminalità che è il degrado urbano. Dunque per contrastare la criminalità mafiosa di propongono cinque capitoli di intervento. «Il primo capitolo è il contrasto dei patrimoni. Il secondo capitolo è legato al rapporto tra mafia ed economia sana, il terzo é il rapporto tra criminalità e sistema istituzionale, infine il rafforzamento della repressione personale e la lotta al degrado urbano» ha concluso Garofoli.

Alfano, in contratto geverno impegno legalità-sicurezza

«Penso che sul contratto di governo il tema legalità sarà l'atro aspetto del tema sicurezza» ha detto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, facendo eco al presidente del Consiglio Enrico Letta, su Impegno 2014. «Sicurezza e legalità viaggiano insieme» ha aggiunto Alfano introducendo il Rapporto sulle linee guida per la politica antimafia.

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