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Questo articolo è stato pubblicato il 28 gennaio 2014 alle ore 15:37.
L'ultima modifica è del 28 gennaio 2014 alle ore 15:51.

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«Il nostro obiettivo è l'analisi del caso. Stiamo raccogliendo i documenti e fino a che non è terminata l'istruttoria non intendo rilasciare altre dichiarazioni». Non si sbilancia in alcun modo il ministro del Lavoro Enrico Giovannini sul caso di Antonio Mastrapasqua, il presidente dell'Inps indagato per truffa aggravata dalla Procura di Roma in relazione a presunte cartelle cliniche truccate e fatture gonfiate dell'ospedale israelitico del quale è direttore generale. Nessun commento perciò sull'ipotesi di richiesta di dimissioni di Mastrapasqua. Il ministro non ha voluto neppure rispondere a chi domandava se non ci si fosse accorti che accumulando cariche si potesse incorrere in un forte conflitto d'interessi

La richiesta di chiarimento di Letta
È stato il premier Enrico Letta, domenica scorsa, a invocare «massima chiarezza nel rispetto dei cittadini» sul caso Mastrapasqua e a chiedere al ministro competente Giovannini una relazione su tutti i profili del caso. Mentre è di ieri la notizia dell'avvio di un'indagine della Corte dei Conti per accertare danni erariali.

Madia: basta cumulo incarichi e riforma governance Inps
Intanto Marianna Madia, responsabile Lavoro della segreteria Pd, chiede che si apra una riflessione sulla governane dell'Inps. «Senza entrare nel merito dell'indagine penale, ricordo che i deputati del Partito Democratico avevano già posto, nella scorsa legislatura, il tema dei tanti incarichi di Mastrapasqua - rileva Madia-. Per quanto riguarda l'Inps stiamo parlando di una struttura con un bilancio di centinaia di miliardi di euro. Credo che, per una macchina così complessa e soprattutto essenziale per la vita dei cittadini, vada aperta una riflessione sulla sua governance».

Morassut: faccia passa indietro
Più esplicito, all'interno del Pd è Roberto Morassut, capogruppo in commissione bicamerale di vigilanza sugli enti previdenziali: «Mastrapasqua deve fare un passo indietro e lasciare la guida dell'istituto - dice -. Senza trarre conclusioni affrettate, che spettano alla magistratura, appare opportuno, tuttavia, creare le condizioni migliori di serenità e di trasparenza riguardo alla gestione di un istituto così importante e delicato come l'Inps»

Salvini (Lega): faccia tosta, si dimetta
A insistere per le dimissioni di Mastrapasqua è anche il segretario della Lega Matteo Salvini: «Mastrapasqua ha una bella faccia tosta nel pretendere di rimanere dove è. Chiediamo a gran voce le sue dimissioni, ma non solo. Chiediamo anche il dimezzamento degli stipendi di tutti i grandi manager pubblici di Enel, Eni, Rai e Poste, nessuno escluso, e soprattutto il divieto categorico di accumulare incarichi pubblici per qualsiasi manager che venga pagato dallo Stato, anche perché esiste già una legge che deve essere applicata sistematicamente».

Mastrapasqua: non sono io il mostro, non mi dimetto
Il presidente Inps respinge gli addebiti. Intervistato da "Repubblica" Mastrapasqua, si dice «sereno» e ribadisce che non si dimetterà. «Perché dovrei dimettermi? Per una informativa dei Nas ci si deve dimettere o suicidare? Con questo sistema si manderebbe a casa un premier o un capo dello Stato», dichiara Mastrapasqua, che parla di «due indagini fotocopia. La prima - spiega - è durata quattro anni, un tempo enorme, e si è conclusa proclamando la mia totale estraneità. Poiché la seconda inchiesta è la fotocopia della prima, mi aspetto lo stesso esito».

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