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Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2014 alle ore 11:16.
L'ultima modifica è del 30 gennaio 2014 alle ore 21:25.

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È iniziata alla Camera la discussione generale sulla legge elettorale dopo il via libera stamattina della Commissione Affari Costituzionali al testo base. Un via libera accompagnato da forti tensioni. Si sono espressi a favore del testo i parlamentari del Pd, di Fi e di Ncd. Il voto, deciso dal presidente della Commissione Francesco Paolo Sisto, è stato una sorta di blitz per dribblare l'occupazione della commissione da parte dei deputati di M5s, che hanno reagito con scatenando la bagarre. Domani è previsto il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. Il via libera dell'Aula al testo dovrebbe arrivare la prossima settimana. Intanto la presidente della Camera, Laura Boldrini, dopo i disordini di ieri dai deputati M5S in occasione del voto sul decreto Imu-Bankitalia, ha annunciato al Tg1 che: «certamente verranno presi provvedimenti».

Boschi (Pd): no timori per tenuta Pd su pregiudiziali
Sul fronte legge elettorale, la dirigenza Pd ostenta tranquillità. «Siamo molto sereni. Io non ho dubbi sulla tenuta del Pd». Così la responsabile Riforme del Pd, Maria Elena Boschi, ai giornalisti che le chiedono se teme che ci possano essere sorprese domani quando l'Aula sarà chiamata a votare le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Sel e M5S sul testo base del legge elettorale sulle quali, con ogni probabilità, si procederà con voto segreto.

I timori della vigilia in Pd e Forza Italia
Sia nel Pd che in Forza Italia, però, i timori per un'imboscata domani in Aula sulle pregiudiziali ci sono eccome. Tanto che i deputati dem si sono riuniti in assemblea e da palazzo Grazioli Silvio Berlusconi ha serrato i ranghi: nessuno scherzo, l'Italicum deve andare avanti, è l'input affidato al capogruppo e al relatore del provvedimento. I detrattori dell'intesa Pd-Fi albergano all'interno degli stessi due partiti. Le fibrillazioni interne tra i forzisti per l'ascesa di Toti potrebbero spingere alcuni big della vecchia guardia a battere un colpo. Anche la minoranza dem potrebbe tentare di rialzare la testa. Per ora l'asse Pd-FI regge, Ncd tentenna ma non si sfila. Dal canto suo Renzi ha di nuovo ostentato tranquillità: «Il tema dell'incostituzionalità non esiste», ha assicurato. E sull'ipotesi di franchi tiratori in Aula ha tagliato corto: «Non sono preoccupato». Certo è che se dal primo voto sull'Italicum domani la maggioranza dovesse uscire sconfitta o malconcia, le conseguenze travolgerebbero anche la tenuta stessa del Pd e, quindi, dell'esecutivo.

Letta in campo: ora compatti, no spazio per urne
Ecco perché è sceso in campo in queste ore anche il premier Letta. Compatti sulla legge elettorale, niente scherzi, andiamo avanti sulla nostra "road map". È l'invito che Enrico Letta ha rivolto ai parlamentari del Pd e in particolare a deputati e senatori a lui vicini che ha incontrato oggi pomeriggio. Dunque prima la modifica del sistema di voto, poi l'avvio della riforma del Senato e infine il contratto e il "rimpastino" con la sostituzione dei sottosegretari e di qualche ministro. L'asse con Renzi è obbligato. Se si affossa l'Italicum si affossa anche l'esecutivo, è il ragionamento. Perciò Letta è sceso in campo per fermare la minoranza del Pd che minaccia di opporsi in Aula all'intesa Berlusconi-Renzi.

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