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Questo articolo è stato pubblicato il 01 febbraio 2014 alle ore 08:17.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 11:55.

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«Il meccanismo dell'autodenuncia fiscale è una parte del discorso, ma non può bastare. Ci vuole anche l'accordo Italia-Svizzera». Alfredo Gysi, presidente del cda della banca ticinese Bsi e dell'Associazione banche estere in Svizzera, è una figura di primo piano che segue da vicino i negoziati e ha partecipato in questi giorni a Berna al dibattito del Forum per il dialogo tra Svizzera e Italia, in cui uno dei filoni era quello fiscale.

Perché dice che l'autodenuncia varata dal Governo italiano non basta sul versante dei capitali non dichiarati?
Il Governo italiano si pone l'obiettivo legittimo di far emergere patrimoni non dichiarati ed è interesse anche delle banche svizzere che si vada verso una conformità fiscale. Attendiamo anche l'iter parlamentare del provvedimento. Diciamo comunque già ora che è interesse di tutti che il meccanismo sia il più possibile chiaro e semplificato. La misura non deve essere discriminatoria nei confronti della Svizzera. È un problema che si collega anche alle liste nere italiane: essendovi la Svizzera ancora tenuta, si rischia una penalizzazione per le banche elvetiche e i loro clienti che non esiste per altre piazze finanziarie. È una cosa non giusta, che rischia anche di danneggiare l'efficacia del meccanismo dell'autodenuncia.

Dunque in che direzione bisognerebbe andare ora?
L'autodenuncia va bene, purché sia chiara ed efficiente. Ma bisogna andare oltre e condurre i negoziati fiscali complessivi tra i due Paesi. Ci sono diversi dossier, ma credo che oggi due punti siano prioritari. Il primo è l'uscita della Svizzera dalle liste nere, che colpiscono in modo sbagliato banche e imprese svizzere ma anche imprese italiane con rapporti economici con la Svizzera. Il secondo punto è l'accesso pieno al mercato italiano dei servizi finanziari da parte delle banche elvetiche. In un quadro di regolarizzazioni e di superamento delle tensioni, non è accettabile che per noi vi siano ancora barriere che in altri Paesi europei non troviamo. Penso che sia interesse anche dell'Italia che queste barriere cadano.

Parlando delle prospettive per gli anni futuri, la Svizzera è pronta ad accettare lo scambio automatico di informazioni?
È quanto hanno affermato più volte sia il Governo svizzero sia l'Associazione svizzera dei banchieri. La Svizzera ha dichiarato la sua volontà di contribuire alla definizione degli standard a livello Ocse a questo riguardo. Quello che la Svizzera chiede è che lo scambio automatico di informazioni sia adottato non solo dalla nostra piazza, ma quantomeno da tutte le piazze finanziarie che fanno capo appunto all'area Ocse.

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