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Questo articolo è stato pubblicato il 12 febbraio 2014 alle ore 17:20.
L'ultima modifica è del 12 febbraio 2014 alle ore 17:44.

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«Con un supervisore bancario unico i confini non hanno importanza, questioni come la protezione dei campioni nazionali o recinzioni di vigilanza sulla liquidità non saranno più rilevanti». Lo ha detto Mario Draghi a Bruxelles, parlando ad una conferenza della Banca nazionale belga. Il presidente Bce ha indicato che se è vero che «in via definitiva l'integrazione finanziaria è un processo guidato dal mercato, tuttavia le scelte di 'policy' svolgono un ruolo chiave nel creare le condizioni per tale progresso».

Uno dei benefici della supervisione unica e forse secondo il presidente Bce «il più importante» «sarà l'assenza di barriere nascoste all'attività cross-border legata alle preferenze nazionali».

Draghi ha commentato poi l'accordo del Consiglio sul meccanismo unico di risoluzione delle banche, sostenendo che «può essere migliorato» per «rompere il circolo vizioso tra banche e debito». Soprattutto, però, «un Fondo unico di risoluzione rende necessario un paracadute finanziario pubblico solido che sia in grado di indebitarsi sul mercato con il sostegno delle garanzie degli Stati partecipanti o di avere accesso a una linea di credito, potenzialmente del Meccanismo europeo di stabilità».

Draghi che ha precisato come tale soluzione non rappresenti «un trasferimento tra contribuenti: tale indebitamento sarebbe coperto da prelievi addizionali sul settore bancario nel futuro, il solo trasferimento sarebbe di tipo intertemporale tra banche».

Secondo il presidente della Bce, inoltre, dieci anni per far nascere il fondo salva-banche è un «lungo periodo non necessario». Per Draghi, i dieci anni sono «una delle questioni che crea incertezza» sul meccanismo. Bisogna, invece, «raddoppiare il passo della mutualizzazione e avere un genuino fondo europeo in cinque anni». Ma questo «non significa che le banche devono pagare tasse più elevate», perché «il fondo raggiungerà sempre il suo target in dieci anni», l'unica differenza è che <sarà unico per tutti dopo cinque anni».

Quanto ai costi della crisi, per l'Europa sono stati alti a causa «della natura incompleta dell'integrazione finanziaria dell'Eurozona». Per questo «aumentare la qualità dell'integrazione finanziaria» superando la frammentazione è della massima importanza. Non essendo gli asset bancari non ben allocati e non ben diversificati dal punto di vista geografico, ha detto Draghi, «quando la crisi ha colpito il costo della riparazione dei bilanci é ricaduta largamente sugli Stati».

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