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Questo articolo è stato pubblicato il 13 febbraio 2014 alle ore 06:44.

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NAPOLI
Bagnolifutura in liquidazione. Si riunirà questa mattina il cda che dovrebbe segnare il fine vita della società di trasformazione urbana che aveva la missione di bonificare i suoli di Bagnoli e dare il via, attraverso la vendita dei terreni, allo sviluppo dell'area. La società, infatti, avrebbe avuto bisogno di un'ennesima ricapitalizzazione da 10 o 12 milioni che il Comune di Napoli, anch'esso in stato di predissesto, non potrà assicurare. Né Regione Campania, né Provincia di Napoli si fanno avanti, anzi, la prima ha annunciato di voler dismettere la propria quota. Non resta che liquidare.
L'ipotesi più accreditata è quella di far ricorso a un "concordato di continuità", istituto che consiste nel far proseguire, per quel che è possibile, l'attività aziendale, mentre si cerca di realizzare il migliore soddisfacimento dei creditori concorsuali. La gestione, in questa fase, potrebbe ancora essere affidata al presidente di Bagnolifutura, Omero Ambrogi, ex magistrato.
Questi dovrebbe, in primo luogo, avviare una trattativa con Fintecna, che dei 190 milioni di debiti di Bagnolifutura ne vanta ben 59 e che a fine gennaio ha presentato istanza di fallimento di Bagnolifutura presso la sezione fallimentare del Tribunale di Napoli. Si vorrebbe coinvolgere Fintecna e Cassa Depositi e Prestiti nel rilancio di Bagnoli. Ma per ora non ci sono incontri fissati.
In altre parole, la liquidazione dovrebbe in primo luogo evitare il fallimento, magari vendendo le strutture di servizio realizzate – come Porta del Parco, Acquario marino, Parco dello Sport – rischiando inevitabilmente anche qualche speculazione, e collocare i 59 dipendenti. Nello stesso tempo, il Comune dovrebbe varare una profonda revisione dei piani.
Ma in realtà il bilancio delle attività su Bagnoli, al di là della sorte della Società di trasformazione urbana, è quello di un fallimento. Dopo oltre 24 anni dal 18 ottobre 1990, quando venne spento l'altoforno dell'ex Italsider, la bonifica è stata realizzata all'incirca per il 30% e su di essa è in corso un'indagine della Magistratura; i terreni per case e alberghi, dopo quattro gare andate deserte, non sono stati venduti; gli edifici di archeologia industriale costruiti e costati milioni di fondi pubblici, sono stati lasciati al degrado prima ancora di venire inaugurati. Da aprile scorso, poi, l'indagine della Magistratura sulla bonifica, che si ritiene non sia stata fatta o almeno non correttamente, ha finito per paralizzare i pochi interventi in corso. Un vero disastro.
Come ripartire? La ricetta è quella indicata da molti anni, ma inspiegabilmente inascoltata. Lo diceva Carlo Borgomeo, fino al 2007 ad di Bagnolifutura: la Stu avrebbe dovuto occuparsi anche della valorizzazione dei terreni. E lo dicono da anni gli imprenditori, i costruttori in particolare, che sono necessarie modifiche alle norme urbanistiche per rendere più appetibile l'area e che serve un progetto unitario. «Sono anni che abbiamo sollevato, inascoltati, il problema dell'inadeguatezza del piano urbanistico per l'area – dice Francesco Tuccillo, presidente dei costruttori napoletani –, della sua incerta sostenibilità economica e della mancanza di attrattiva per gli investitori privati. Neanche dopo quattro gare andate sostanzialmente deserte si è voluto prendere atto che quello che occorre modificare è il progetto, il disegno per la valorizzazione di Coroglio».
Tutto ciò, alla luce dell'esperienza di tre anni alla guida di Bagnolifutura, va dicendo anche il presidente e futuro liquidatore Omero Ambrogi, uomo peraltro scelto dall'amministrazione de Magistris. «Parliamo di peccati originali – dice Ambrogi –: società e piano regolatore hanno determinato un contesto ingessato. Ci vuole una svolta per rendere Bagnoli un investimento interessante. L'area ha tutte le potenzialità».
Il punto è attrarre investimenti privati. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, sin dalla sua elezione, aveva parlato di un coinvolgimento dei privati nella Stu, di un nuovo ruolo di questa e di nuovi progetti. Oggi promette che la liquidazione di Bagnolifutura sarà un'occasione di rilancio.
E ripropone nuovi progetti, case e alberghi più vicini al mare. Il Comune vorrebbe inserire nel prossimo Accordo di programma quadro per Città della Scienza un pezzo dei piani per Bagnoli.
Tante idee, tante proposte.Intanto quel che è certo è che ci saranno creditori che dovranno rinunciare a parte del proprio credito e dipendenti che, pur avendo rinunciato al 40% della propria retribuzione e pur essendo disponibili a forme di flessibilità interna alle partecipate del Comune, non conoscono il loro domani. Quanto a Bagnoli, dopo venti anni di parole e promesse, ci vorrebbe qualcosa di più.
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