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Questo articolo è stato pubblicato il 19 febbraio 2014 alle ore 16:44.
L'ultima modifica è del 19 febbraio 2014 alle ore 19:45.

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L'uscita dalla crisi è lenta, anzi«lentissima». Si evidenziano nel primo trimestre dell'anno «segnali di tenuta» ma è urgente agire per evitare altri danni al sistema economico italiano. Lo sottolinea il centro studi di Confindustria nell'analisi mensile, Congiuntura flash. «Avanti adagio, quasi ferma - spiegano gli economisti di viale dell'Astronomia - I duri dati dell'economia italiana, relativi a produzione industriale e occupazione, ribadiscono che la risalita dalla profonda fossa scavata dalla recessione è lentissima ed è contrassegnata anche da scivoloni indietro, anziché dall'atteso graduale consolidamento».

Una ripartenza «con il fiato corto, urgente agire per evitare altri danni».

Il Pil del quarto trimestre 2014 «è inferiore alle attese», «conferma l'estrema debolezza della risalita». L'analisi fotografa il quadro di grande difficoltà e rileva un clima di «scoramento» che «è facilmente alimentato dall'incertezza da alta disoccupazione e basso utilizzo degli impianti». Mentre l'attività produttiva «è tenuta schiacciata da ristrettezza del credito, debolezza della domanda interna, perdita accumulata di competitività. Questi ultimi tre sono i fattori su cui è urgente agire - avverte Confindustria - per evitare ulteriori danni al sistema economico dell'Italia».

Dati su Pil inferiore alla attese

Il primo dato positivo sul fronte del Pil, +0,1% nel quarto trimestre 2013 rispetto al mese precedente, rileva il centro studi guidato da Luca Paolazzi, «è inferiore alle attese basate sul forte aumento degli indicatori qualitativi» ed «è nullo il trascinamento al 2014». Ma l'analisi Csc evidenzia anche che «per il primo trimestre vi sono segnali di tenuta». A gennaio, stima il CsC, l'attività industriale é aumentata dello 0,3%, dopo il -0,9% di dicembre; la fiducia nel manifatturiero è scesa a 97,7 (da 98,2), con giudizi sugli ordini stabili (saldo a -27) e lieve miglioramento delle attese su produzione e ordini; il Pmi manifatturiero resta robusto (53,1 da 53,3) grazie al progresso dell'attività (56,4 da 55,9), mentre rallentano gli ordini (53,9 da 54,3). Il Pmi terziario risale verso la soglia neutrale di 50 (49,4) e indica un aumento dei nuovi affari (50,8). Le esportazioni continuano a trainare l'economia: a dicembre sono aumentate del 5,2% in volume su novembre, spinte dalle vendite extra-Ue (+7,2%). «Le prospettive per i primi mesi del 2014 restano positive, stando al Pmi ordini esteri (55,6 a gennaio), in territorio espansivo ormai da 12 mesi».

Calo occupati ancora non esaurito

Nel quadro dei dati analizzati Confindustria segnala che «il calo degli occupati ancora non si è esaurito» con 67mila unità perse nell'ultimo trimestre dello scorso anno. Mentre le attese delle imprese sull'occupazione per i primi tre mesi del 2014 «sono ancora negative e fanno prevedere che la diminuzione proseguirà ad un ritmo simile a quello osservato nell'ultima parte del 2013». L'andamento della disoccupazione, al 12,7% a dicembre, «dipenderà da quello della forza lavoro, che é stata in leggera flessione a dicembre (-0,2%). L'aria del disagio lavorativo è molto più ampia». Dopo la pausa estiva, le richieste di autorizzazione di Cig hanno ripreso a crescere a fine 2013. Le unità di lavoro a tempo pieno coinvolte a gennaio sono stimate pari a 340mila, sui livelli della primavera scorsa.

Credito alle imprese razionato

I prestiti alle imprese, a dicembre, hanni registrato un +0,3%, dopo -1,4% a novembre, «restando lungo un trend decrescente (-10,2% dal picco di settembre 2011, -94 miliardi; dati destagionalizzati)». Secondo il CsC, «a frenarli è il rischio di credito: le sofferenze sui prestiti alle imprese sono salite a 108 miliardi (51 a fine 2010). Un tema sottolineato anche nel Rapporto dell'Abi che evidenziava per fine 2013 crediti deteriorati ai massimi dal 1999 e capaci di zavorrare i bilanci delle banche.

Il calo dei prestiti frenerà nel 2014 (-1%) e diventerà risalita nel 2015 a condizione che l'asset quality review Bce infonda fiducia nel sistema bancario; in caso contrario la caduta quest'anno sarà ancora forte (-4,9%)». La quota di imprese con il credito razionato é alta: 15,6% a gennaio, contro il 6,9% nella prima metà del 2011. «La liquidità delle imprese è ridotta - si spiega - pur in risalita dai minimi grazie anche ai pagamenti arretrati della pubblica amministrazione (22 miliardi a fine gennaio)».

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