Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 20 febbraio 2014 alle ore 10:53.
L'ultima modifica è del 20 febbraio 2014 alle ore 16:45.

My24
Il presidente Abdullah Gul. (Ap)Il presidente Abdullah Gul. (Ap)

Ali Babacan, viceprimoministro, interpellato direttamente, non ne sapeva nulla, così come il ministro delle Finanze Simsek e il vicepresidente della Tusiad, la Confindustria turca, Tayfun Bayazit: già una settimana fa la Turchia rinunciava alla partecipazione all'Expo del 2015 di Milano, sbandierata durante la recente visita del presidente Abdullah Gul a Roma, senza che né il governo né la diplomazia di Ankara ne avessero alcuna notizia.

Come è potuto accadere? Se lo domanda anche Hurriyet che riporta la notizia in prima pagina. «Nessuna motivazione è stata fornita per la cancellazione del contratto già firmato», anche se si sottolinea che l'Italia ha appoggiato la candidatura per l'Expo 2020 di Dubai dopo avere inizialmente promesso un sostegno a Izmir, distretto industriale e commerciale turco di primo piano che era stato in competizione proprio con Milano.
La diplomazia italiana, qui rappresentata dall'ambascatore Giampalo Scarante, spera ancora che la Turchia ci ripensi. La lettera di rinuncia è un breve comunicato, secco e senza motivazioni, che a quanto pare è stato approvato dal premier Tayyep Erdogan senza consultare nessuno.

«Neppure il capo del suo ufficio diplomatico ne sapeva nulla», dicono ad Ankara. Mentre la faccia di Babacan quando gli ho rivolto l'interrogativo qualche giorno fa nel suo ufficio era emblematica: «Sei sicuro? Io non ne so nulla, mi pare strano che sia stata presa questa decisione». Un segnale - se non c'è un gioco delle parti - anche di una sorta di scollamento all'interno dello stesso governo dove Erdogan ormai si confida soltanto con i fedelissimi.
Ma questa era una sensazione palpabile da qualche tempo in una fase di crisi politica e finanziaria esplosa prima con le manifestazioni di Gezi Park del giugno scorso poi con la Tangentopoli turca che ha portato al siluramento di quattro ministri.

Erdogan e il partito musulmano Akp sono sulla difensiva, come dimostra l'accelerazione impressa all'approvazione delle leggi sul controllo della magistratura e sulla censura di Internet, varate nel giro di pochi giorni e a poche settimane dalle elezioni municipali del 30 marzo, quando ci sarà la contesa sui sindaci di Istanbul e Ankara. Un test decisivo in vista delle prime elezioni presidenziali dirette di agosto e delle politiche del 2015: al potere dal 2002 l'Akp dà segnali di logoramento e lo stesso Erdogan potrebbe rinunciare alla corsa presidenziale.

Ma la cancellazione della partecipazione all'Expo, un protocollo che risale alla primavera scorsa, proietta anche un'ombra inquietante sulle relazioni internazionali della Turchia: l'Italia è comunque il Paese che ha sempre sostenuto con maggior forza i negoziati di adesione di Ankara all'Unione europea, oltre a essere un partner economico storico e di primo piano con la presenza in Turchia di circa mille imprese. E tutto questo accade mentre a Roma si cerca faticosamente di formare un nuovo governo: servirebbe, su più fronti aperti, quella compattezza e unità di intenti per difendere gli interessi nazionali che è la materia prima più rara nel nostro Paese.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi