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Questo articolo è stato pubblicato il 25 febbraio 2014 alle ore 18:06.
L'ultima modifica è del 25 febbraio 2014 alle ore 19:03.

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Non è quello che tutti speravano ma è sicuramente un passo in avanti: il parlamento europeo ha approvato la direttiva che prevede la confisca dei beni provenienti da reati. Un principio che si è fatto largo faticosamente in Europa e che ha ottenuto un'ampia maggioranza: 631 voti favorevoli, 19 contrari e 25 astensioni.

È passato, si potrebbe dire, il modello italiano anche se non completamente: manca per esempio la confisca in caso di morte del reo che tanti risultati positivi ha dato nel nostro paese. Approvazione comunque accolta molto positivamente dal commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Malmstrom che ha detto secondo cui la direttiva «renderà più facile per la polizia colpire la criminalità organizzata nel punto più doloroso: i profitti. Questa norma contribuirà a proteggere l'economia da infiltrazioni criminali e corruzione con un impatto significativo su vittime della criminalità, contribuenti e società».

Cosa prevede la direttiva
L'accordo (cui non hanno aderito gran Bretagna e Danimarca) dovrebbe essere formalmente approvato dal consiglio nelle prossime settimane e poi gli Stati membri avranno tempo 30 mesi per adeguare la normativa nazionale alla direttiva europea. Il testo prevede che i beni possano essere confiscati a seguito di una condanna definitiva ed è possibile sequestrare i beni anche se l'indagato o l'imputato è malato o in fuga, per esempio in contumacia. Un passo importante considerato che oggi meno dell'uno per cento dei proventi di reati come il traffico di droga, quello di esseri umani, la contraffazione, il traffico e il contrabbando di armi di piccolo calibro vengono confiscati. «La nostra priorità – ha spiegato la relatrice del testo – deve essere quella di poter seguire il flusso di denaro attraverso le frontiere e assicurare la confisca dei profitti criminali. Solo allora potremo sperare di ridurre la grande criminalità. Mandare alcuni criminali in galera lasciando il loro denaro sporco in circolazione è intollerabile».

Un passaggio sicuramente importante e mutuato dalla nostra legislazione è quello dell'utilizzo sociale dei beni o per la lotta alla criminalità: il testo approvato oggi afferma che gli Stati membri dovrebbero adottare misure che consentano l'uso dei beni confiscati per interesse pubblico e ne incoraggino il riutilizzo sociale. Tra le altre norme approvate quelle che consentiranno agli Stati membri di procedere alla confisca dei beni ottenuti mediante attività dello stesso tipo tra cui, per esempio, i casi di corruzione attiva o passiva nel settore privato o la corruzione (attiva e passiva) in cui sono coinvolti funzionari delle istituzioni Ue o gli Stati membri, la partecipazione a un'organizzazione criminale (mafia, 'ndrangheta, camorra o una delle organizzazioni di nuovo conio presente in Europa come i motociclisti), la pornografia infantile o la criminalità informatica. Per quanto riguarda il sequestro dei beni già acquisiti da terzi sarà consentito «solo se il terzo sapeva o avrebbe dovuto sapere che il bene era stato trasferito per evitare la confisca o se era stati ceduto a titolo gratuito o in cambio di un importo notevolmente inferiore al suo valore di mercato».

Le reazioni
Per Rita Borsellino, europarlamentare italiana, che ha dato un forte contributo alla definizione e approvazione della direttiva, «L'approvazione della direttiva sulla confisca dei beni mafiosi rappresenta un passo importante nella lotta al crimine organizzato ma da sola non basta. Se alcuni Stati membri fossero stati più coraggiosi e avessero creduto di più nell'Unione Europea oggi, sicuramente, avremmo avuto uno strumento di contrasto al crimine organizzato molto più efficace. Purtroppo si è deciso di non includere tra le norme minime comuni la confisca senza condanna in caso di morte dell'imputato, una fattispecie, presente nell'ordinamento italiano, che ha permesso di infliggere duri colpi alla criminalità organizzata. Ciò che reputo positivo è l'inserimento nel provvedimento della possibilità da parte degli Stati membri di utilizzare a fini sociali i beni confiscati alla criminalità organizzata come avviene da molti anni in Italia e in Irlanda. Mi auguro che a questa direttiva seguiranno, a livello europeo, altri provvedimenti per rafforzare gli strumenti del sequestro e della confisca. L'Ue non può permettersi ulteriori ritardi: le mafie sono un problema europeo e intaccare il loro potere economico è fondamentale per contrastarle in maniera efficace».

Per Sonia Alfano, eurodeputato dell'Alde, presidente della Commissione Antimafia Europea, che ha lavorato con Rita Borsellino al rapporto della rumena Monica Luisa Macovei, si tratta di «un timido passo avanti nel tentativo di esportare in Europa le norme che sono già in vigore in Italia. Abbiamo dovuto fare i conti, nel lavoro di redazione del testo, con quegli Stati membri dell'Ue che preferiscono provvedimenti legislativi che tutelino gli imputati piuttosto che le vittime dei reati. Resta tanto da fare per migliorare le norme sulla confisca approvate oggi qui a Strasburgo. Va messo in evidenza che, in modo incomprensibile, proprio quei paesi che si sono distinti a livello europeo per aver imposto una politica di austerity - mi riferisco alla Germania, sempre pronta a chiedere la spending review- davanti alla possibilità di far recuperare alle casse dell'Unione patrimoni frutto di attività illecite hanno alzato le barricate e hanno impedito l'approvazione di un testo più efficace ed ambizioso. Ho combattuto una battaglia forte per far comprendere l'importanza di approvare una norma che prevedesse la confisca dei patrimoni illeciti in caso di morte: l'opposizione in Consiglio di alcuni Stati membri ha bloccato tutto». A nome di Libera parla Franco La Torre, componente dell'ufficio di presidenza: «Questa direttaiva è uno degli strumenti più efficaci di repressione della criminalità – dice – che arriva 32 anni dopo l'approvazione della legge Rognoni-La Torre sulla confisca dei beni ai mafiosi. Grazie alla Direttiva, il riciclaggio di denaro all'estero e gli investimenti, che ne conseguono, subiscono un colpo mortale. Per troppi anni le mafie internazionali hanno trovato vita facile nel reinvestire le loro ricchezze, mentre in compenso la società civile da anni ha promosso campagne e attività perché questa direttiva potesse vedere la luce». La Torre rivolge, quindi, a nome di Libera, un appello al Governo Italiano, in vista del semestre di Presidenza italiana dell'Ue, «affinché svolga un ruolo attivo e propulsore nel monitoraggio e nel coordinamento della fase di recepimento della Direttiva, da parte dei degli Stati membri per rendere così ancora più incisiva l'azione dell'Unione europea nel contrasto alla criminalità organizzata».

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