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Questo articolo è stato pubblicato il 20 marzo 2014 alle ore 08:59.

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Ilaria Alpi (Ansa)Ilaria Alpi (Ansa)

«La Strada di Ilaria» di Francesco Cavalli, presidente del Premio Alpi di giornalismo, è un bel libro a metà tra narrativa e memoria storica, una sorta di narrazione romanzesca ma assai rigorosa nelle informazioni e poetico nelle parole, in cui si respira la Somalia vissuta da Ilaria Alpi, e che riesce a raccontare tante storie, unite tra loro dal filo sottile della verità. Ilaria Alpi, uccisa vent'anni fa a Mogadiscio, il 20 marzo 1994, insieme al cameraman Miran Hrovatin, era una giornalista, una donna, che è morta cercando la verità, e l'aveva trovata.

Una verità molto più profonda di un titolo di telegiornale o di un reportage ben fatto. Ilaria, inviata del Tg3, andava in profondità, dentro la Somalia, indagava nella vita delle persone, nei sentimenti della gente che si trovava davanti: era una persona dall'eccezionale sensibilità che anteponeva l'umanità alla professione e proprio per questo era anche una giornalista bravissima. Sapeva l'arabo, aveva viaggiato, era documentata ma non esibiva la sua erudizione: possedeva una cultura dell'umanità, della partecipazione ai drammi che si svolgevano quotidianamente davanti ai nostri occhi, con coraggio e dedizione. Aveva anche una grande pazienza: passava ore ad ascoltare le storie dei somali, a vagliarle, a dare importanza ai particolari per risalire a un frammento di verità e ricostruire una storia, la storia.

A poco più di trent'anni era già un maestro, forse inconsapevole e certamente umile, di questo mestiere a volte fatuo e vano. Ilaria Alpi fu uccisa mentre indagava su un traffico d'armi e di rifiuti tossici illegali in cui probabilmente aveva scoperto che erano coinvolti anche le istituzioni italiane. Nel novembre precedente era stato ucciso, sempre in Somalia e in circostanze misteriose, il sottufficiale del Sismi Vincenzo Li Causi, informatore della stessa Alpi sul traffico illecito di scorie tossiche.

La perizia della scientifica stabilì che i colpi sparati dai kalashnikov erano indirizzati alle vittime: l'autista e la guardia del corpo rimasero infatti indenni. Ma la verità completa sulla morte di Ilaria e Hrovatin è ancora lontana e forse non l'avremo mai. Alla trasmissione che questa sera la Rai dedica a Ilaria e Miran verrà presentata un'intervista all'unico colpevole riconosciuto del duplice omicidio, Hashi Omar Hassan, condannato a 26 anni e in carcere a Padova, il quale afferma "di sentirsi un ostaggio, un capro espiatorio". Molti gli invitati alla rievocazione ma per uno strano gioco di parole pochissimi gli inviati che erano allora con Ilaria: è certamente un caso.

Nel girovagare per il mondo tra un posto e l'altro, tra una casa e un'altra, ho salvato e spero di conservare nell'ultima valigia che farò la foto di Ilaria Alpi, insieme a quella di Antonio Russo e Maria Grazia Cutuli, anche loro giornalisti straordinari uccisi sul campo, uno ai confini tra Georgia e Cecenia, l'altra in Afghanistan. Può sembrare un bagaglio leggero ma è pesantissimo.

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