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Questo articolo è stato pubblicato il 28 marzo 2014 alle ore 06:38.

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REGGIO CALABRIA. Dal nostro inviato
Le rovine del modello Reggio, crollato il 9 ottobre 2012 con lo scioglimento per contiguità mafiosa del consiglio comunale, hanno travolto anche il suo mentore. Ieri, in appena otto ore, tanto quanto è durata la camera di consiglio, l'ex sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, è diventato infatti anche ex Governatore della Regione. La condanna in primo grado a sei anni di carcere per abuso d'ufficio e falso in atto pubblico e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, inflitta dal Tribunale (presidente Olga Tarzia) nell'ambito del cosiddetto "processo Fallara" porta infatti con sé una conseguenza che stravolge la sua carriera politica (che potrebbe ripartire da Bruxelles). Sulla base della cosiddetta legge Severino, infatti, la sua carica di presidente della Regione dovrebbe restare sospesa fino alla sentenza di appello e comunque per un massimo di un anno e mezzo.
A Scopelliti non ne è andata bene una. Innanzitutto non ha pagato la linea difensiva – curata dall'avvocato Nico D'Ascola, senatore del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, come del resto lo stesso Scopelliti che del ministro dell'Interno è uomo fidatissimo – nell'ambito di un processo che con lui, all'epoca sindaco di Reggio Calabria, vedeva imputati anche tre revisori dei conti (condannati a tre anni e sei mesi), chiamati tutti a vario titolo a rispondere di buchi di bilancio del Comune, non ancora definitivamente quantificati, negli anni dal 2008 al 2010. Ieri, nell'arringa finale, D'Ascola ha nuovamente srotolato argomenti ormai conosciuti a memoria dall'intera città: Scopelliti si fidava ciecamente della dirigente del settore Tributi, Orsola Fallara (assente nel processo perché morta il 19 dicembre 2010 dopo aver ingerito acido) e dunque firmava atti senza conoscerne i contenuti, in base al principio della divisione dei poteri tra organi politici e dirigenziali. E ancora, fino quasi a sfidare la pazienza dei giudici, ieri la difesa ha sostenuto che Scopelliti è sì laureato ma non è esperto di questioni contabili. Invece il Tribunale lo ha inchiodato alla sue responsabilità politiche, di fronte alle quali nulla vale il "non potevo sapere".
A Scopelliti non è andata bene neppure la condanna ricevuta. Il pm Sara Ombra, che per tre lunghi anni ha riannodato i fili di una trama complicatissima nella quale a piè sospinto gli intimi del Governatore hanno continuamente tentato di "buttarla" in politica e hanno ripetutamente rispolverato la teoria del complotto ordito dai nemici di Reggio, aveva infatti chiesto cinque anni di carcere.
Non è andata bene neppure (ironia della sorte) sul fronte contabile: il governatore (ex) è stato anche condannato al pagamento di una provvisionale di 120mila euro (20mila euro i revisori). Il risarcimento verso il Comune sarà, invece, quantificato in un altro giudizio.
A Scopelliti, infine, non sono andati per il verso giusto neppure gli accorati appelli che in questi anni ha lanciato al suo collega di partito, Alfano, per il quale, a questo punto, si apre un delicatissimo fronte politico. La Calabria, infatti, è un bacino preziosissimo di voti per il partito e tutto, finora, è ruotato intorno alla forza di Scopelliti. Non è un caso che ieri, nel corso di un'udienza finale tesissima, nella quale, assente proprio il Governatore, tutti i fedelissimi dell'ex sindaco di Reggio facevano bella mostra nelle prime file dell'aula nella quale veniva celebrato il processo, erano in molti a interrogarsi sulle ripercussioni sul Governo, anche perché Scopelliti nel frattempo sarà chiamato a rispondere in altre sedi giudiziarie (Catanzaro) per vicende diverse da quelle per le quali è stato condannato ieri.
http://robertogalullo.
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LA VICENDA
Bilanci falsificati
Il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti è stato condannato, come ex sindaco di Reggio Calabria, a 6 anni di reclusione per abuso e falso e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per le vicende legate alle autoliquidazioni dell'ex dirigente comunale Orsola Fallara, suicidatasi nel 2010
La vicenda riguarda i bilanci comunali tra il 2008 e il 2010, che secondo l'accusa sarebbero stati consapevolmente alterati da artifici contabili di cui il primo cittadino sarebbe stato al corrente

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