Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 03 aprile 2014 alle ore 19:51.
L'ultima modifica è del 03 aprile 2014 alle ore 20:04.

My24

Sintesi dello studio studio "Indagine comparata delle componenti di prezzo retail e degli strumenti di tutela nel mercato elettrico liberalizzato"
Lo studio "Indagine comparata delle componenti di prezzo retail e degli strumenti di tutela nel mercato elettrico liberalizzato", realizzato da un team guidato dalla professoressa Fabiana Di Porto, ha esaminato "dall'interno" i prezzi dell'energia praticati ai consumatori equivalenti a quelli presenti sul mercato tutelato in Irlanda, Francia, Spagna, Belgio, Germania, Gran Bretagna e, appunto, Italia.

L'approccio, assai innovativo, ha tentato di valutare in maniera analitica la "intensità regolatoria" presente nei prezzi europei. In altre parole, invece di limitarsi, come pure spesso si è fatto nelle indagini degli istituti e delle istituzioni europee, a distinguere tra prezzi amministrati o non amministrati in relazione alla mera presenza di una azione da parte del regolatore, lo studio ha indagato quale e di che portata sia la "interferenza" della regolazione rispetto a un prezzo di mercato.

Tutti i prezzi europei contengono forti percentuali non riconducibili al mercato ma a scelte del legislatore o del regolatore. Dunque, anche quei prezzi definiti liberi lo sono solo in relazione ad alcune componenti e non a tutte, e con finalità non sempre assimilabili.
In Italia, Francia e Spagna è mantenuta una doppia opzione per i clienti domestici, individuando la scelta per un prezzo con funzione di "rifugio". Parlare dunque di "incidenza della regolazione" anziché di prezzi "liberi" (o di mercato) o "regolati" (o tutelati), è non solo più corretto, ma ci consente di comprendere meglio le reali differenze di assetto tra un paese e l'altro.

La componente energia in Italia non si attesta su valori molto diversi da quelli di altri paesi europei, come la Gran Bretagna, l'Irlanda o la Spagna. Il prezzo in maggior tutela non è oggetto di un intervento totalizzante da parte del regolatore e presenta un livello d'incidenza della regolazione pari al 52%. Il livello "minimo" d'incidenza della regolazione, quello che caratterizza il prezzo sul mercato libero, si attesta al 47%. Così come in Italia, anche in Francia e Spagna sono presenti due opzioni di prezzo (note come di mercato e tutelato), ed è fuorviante anche in questi casi affermare che tutto il prezzo sia regolato. Anche in questi paesi, infatti, individuiamo un'incidenza "massima" e un'incidenza "minima" della regolazione sul prezzo finale.

In paesi come la Germania, che tradizionalmente vengono annoverati tra quelli in cui non esiste alcun tipo di regolazione e di tutela sul mercato elettrico, la parte di prezzo realmente contendibile e non regolata è più bassa di quella di paesi come l'Italia, considerati invece paesi dal prezzo regolato. Addirittura, la parte non soggetta a regolazione in Italia rimane più alta di quella tedesca non solo nel caso del mercato libero, ma addirittura di quello regolato.

Ora, in generale un consumatore effettua lo switching se a motivarlo c'è l'idea di pagare una bolletta più bassa (o di ricevere un servizio di migliore qualità a parità di prezzo). D'altra parte, minore è l'incidenza della componente "approvvigionamento e vendita" sul prezzo finale, minore è l'impatto positivo sulla bolletta che il consumatore sarà in grado di verificare in seguito allo switching: abbiamo visto che tutte le altre componenti del prezzo finale, infatti, sono sempre oggetto di regolazione.

Il peso relativo delle componenti, allora, ci danno anche la misura dei benefici che un consumatore può ottenere dallo switching. Infatti, superando la tradizionale valutazione sui livelli di apertura del mercato al dettaglio in Spagna, Italia, Irlanda e Gran Bretagna, i benefici che i consumatori possono trarre dallo switching sono relativamente maggiori che negli altri paesi: il paese che riporta una maggiore incidenza della componente "approvvigionamento e commercializzazione" è la Gran Bretagna, dove la componente rappresenta ben il 61% dell'intero prezzo finale; il caso opposto è quello belga, dove la componente incide nella misura del 34% del prezzo finale.

A fronte di aumenti o oscillazioni eccessive di prezzo, quasi tutti paesi considerati, con la vistosa eccezione della Germania e, in parte, l'Irlanda, pongono in essere strategie regolatorie o meccanismi finalizzati a contenere o stabilizzare il prezzo dell'energia elettrica per gli utenti domestici. Ciò che differenzia i vari paesi è piuttosto se questa tutela si realizzi attraverso il prezzo o attraverso altre forme. Paesi apparentemente privi di tutela, in cui il prezzo per il consumatore risulta formarsi sul mercato, hanno forme di tutela sul prezzo che risultano più incisive di quanto accade con il mercato tutelato italiano.

Si veda il caso della Gran Bretagna, dove esistono un accordo con le Big Six per la riduzione del prezzo, il divieto di vendite discriminatorie, obblighi ai fornitori e un'intesa con EDF per acquisto energia da nucleare.
In Italia, al contrario, il ruolo del Regolatore ha un impatto minimo sulla componente di prezzo. Oltre a tasse e oneri di sistema, la regolazione incide sulla parte energia della bolletta per non oltre il 7%. Per il resto, il prezzo tutelato di cui può beneficiare il consumatore domestico si forma sul mercato grazie all'azione di Acquirente Unico.
Il prezzo di Acquirente Unico, dunque, costituisce un benchmark per il mercato, come si vede confrontandolo con i prezzi del trova offerte dell'Autorità dell'energia.

Commenta la notizia

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi