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Questo articolo è stato pubblicato il 16 aprile 2014 alle ore 07:10.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 15:11.

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L'università è un costo e una risorsa. A guardare i numeri, però, l'attenzione dei Governi si è concentrata in modo praticamente esclusivo sul primo concetto. Per capirlo basta incrociare due serie di dati: la prima è quella diffusa ieri dal Consiglio universitario nazionale che, in base alle regole in vigore, prevede nei prossimi quattro anni un crollo fino al 50% degli ordinari e flessioni simili fra gli associati, mentre i ricercatori a tempo indeterminato sono in via di esaurimento per la riforma Gelmini.

Questa prospettiva aiuta forse a spiegare il secondo dato, che il sito Roars.it (animato da un'associazione di docenti presieduta da Francesco Sylos Labini) ha trovato nelle tabelle dell'Eurostat: non solo l'Italia è ultima in Europa per quota di laureati nella popolazione di 30-34 anni, con il 22,4% contro il 36,8% della media Ue, ma prevede di occupare la posizione di coda anche secondo gli obiettivi ufficiali 2020. Senza investimenti, del resto, un'ambizione maggiore sarebbe ingiustificata (G.Tr.).

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