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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2014 alle ore 06:40.

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Il buongoverno e la lezione di Einaudi e de Tocqueville



Caro Galimberti,
leggendo il Suo scritto pubblicato sul Sole 24 Ore lo scorso 26 aprile ho richiamato alla memoria gli affreschi più famosi nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena di Ambrogio Lorenzetti: la "Allegoria del Buono e del Cattivo governo". Il buon governo conduce alla prosperità e alla pace, il cattivo alla carestia e alla violenza. Le immagini sono molto eloquenti. Il popolo può godere di molti benefici, se l'amministrazione pubblica s'ispira a principi di giustizia sociale. Renzi non deve quindi andare molto distante da Firenze per trarne una lezione.
Piero Campomenosi
Caro Campomenosi,
l'allegoria cui si riferisce è in effetti una bellissima manifestazione di quella "arte civile" che cominciò proprio con quel grande affresco. Ma la lezione che, dice lei, può trarne Renzi, è in effetti una lezione universale.
Noi italiani siamo portati a pensare che tanti italici difetti siano, appunto, solo italici. Ma in verità sono difetti che, in potenza, sono universali, e le tentazioni del cattivo governo sono ovunque. Le crociate contro il soffocamento burocratico sono una delle bandiere del nuovo corso renziano, ma queste ribellioni vengono da lontano. Rileggiamo, per esempio, quello che il grande storico Alexis de Toqueville disse della Francia del primo Ottocento: «Il potere estende il suo braccio su tutta la comunità, la vincola con una rete intricata di regole, minute e uniformi, che neppure le menti più acute e i caratteri più forti possono penetrare. La volontà di ciascuno non è frantumata ma ammorbidita; non si chiede a ognuno di agire ma piuttosto gli si impedisce di agire. È un potere che non distrugge ma che mortifica l'esistenza; non tirannizza ma schiaccia, snerva, istupidisce e spegne la gente, finché la nazione non è ridotta al rango di un gregge in cui il governo è il pastore... né si può credere che un governo liberale, saggio ed energico, possa venire fuori per volontà di un popolo asservito».
Facciamo scorrere la macchina del tempo, e andiamo ai primi anni Cinquanta, quando Luigi Einaudi, nelle Prediche inutili, scriveva: «Le leggi frettolose partoriscono nuove leggi intese a emendare, a perfezionare; ma le nuove, essendo dettate dall'urgenza di rimediare a difetti propri di quelle male studiate, sono inapplicabili, se non a costo di sotterfugi, e fa d'uopo perfezionarle ancora, sicché ben presto il tutto diviene un groviglio inestricabile, da cui nessuno cava più i piedi; e si è costretti a scegliere la via di minore resistenza, che è di non far niente e frattanto tenere adunanze e scrivere rapporti e tirare stipendi in uffici occupatissimi a pestar l'acqua nel mortaio delle riforme urgenti».
Cambierà tutto questo? Speriamolo. Dopotutto, ci sono tanti esempi di Buongoverno anche in Italia, a cominciare dalla Siena di allora. Quanti vedono nell'Italia di oggi un declino paragonabile a quello del Seicento, sembrano d'accordo con quel che Ugo Foscolo faceva dire a Jacopo Ortis a fine Settecento: «... Oggi i nostri fasti ci sono cagione di superbia, ma non eccitamento dall'antico letargo». Dopo i decenni rapidi e tormentati del primo Dopoguerra, oggi l'Italia sembra tornata all'«antico letargo». Ma la nostra storia ci ha sempre riservato sorprese...
fabrizio@bigpond.net.au
L'infausta legge Fornero
Da quando è in vigore la Legge Fornero, sono aumentati i licenziamenti e la crisi economica continua a peggiorare; circa le norme in materia previdenziale, nonostante l'aumento dell'età pensionabile i conti dell'Inps continuano a essere in sofferenza, soprattutto a causa dell'incorpamento con l'Inpdap che era l'istituto previdenziale dei dipendenti pubblici. La legge Fornero è stata una sciagura sotto tutti i punti di vista e abolirla tramite via referendaria ritengo sia un'occasione che deve travalicare i confini politici.
Roberto Colombo
Gli aiuti a Fs Italiane
In riferimento all'articolo "Bruxelles contesta 2 miliardi alle Ferrovie", apparso sul Sole 24 Ore il 29 aprile, FS Italiane ribadisce, come ha già comunicato lo scorso 27 marzo in uno statement che l'autore ha ritenuto di non dover citare, che le compensazioni ricevute dallo Stato per il contratto di servizio pubblico per il trasporto merci sono state nettamente inferiori ai costi sostenuti da Trenitalia per lo svolgimento del servizio, tanto che si sono generate comunque perdite consistenti per la Società di trasporto del Gruppo FS Italiane nel corso degli anni. FS Italiane ha inoltre già confermato la propria disponibilità e volontà a collaborare con le Autorità italiane ed europee per fornire tutti i chiarimenti necessari su presunti aiuti di stato a Trenitalia Cargo e FS Logistica.
Federico Fabretti
Direttore Centrale
Comunicazione Esterna e Media
Ferrovie dello Stato Italiane
Tra il 2001 e il 2010 le perdite accumulate da Trenitalia sui collegamenti cargo sovvenzionati ammontano a 486 milioni di euro. La Commissione chiede all'Italia di dimostrare che i servizi previsti nei contratti siano stati effettivamente svolti e che l'aiuto pubblico fosse necessario.Gi.Ch.

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