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Dici Eddy Merckx e tutto il ciclismo si inchina

Eddy Merckx (Olycom)Eddy Merckx (Olycom)

Quinta tappa, Taranto-Viggiano: 203 chilometri di ondulazione e irrequietezza con un paio di Gran Premi della montagna. Robetta di terza e quarta categoria, ma capace di movimentare la corsa. I campioni potrebbero iniziare a muoversi, di certo si sarebbe mosso Eddy Merckx.

Parlarne oggi, e non sulle grandi salite oppure a cronometro, non è un atto di irriverenza ma il riconoscimento di una superiorità totale e assoluta su qualsiasi terreno di scontro. Si arrivava in volta e dovevi vedertela con lui, c'era una montagna e non riuscivi a tenergli dietro, si pedalava in pianura e ti staccava come se invece di una bicicletta avesse una moto sotto la sella. Eddy Merckx è stato l'uomo ovunque del ciclismo, il campione al quale solo Fausto Coppi può essere affiancato senza suscitare proteste. Ma Eddy Merckx ha vinto di più, molto di più di Fausto Coppi. Nel tentativo di definirli il patron del Tour de France, Jaques Goddet, disse che «Coppi è stato il più grande, Merckx il più forte». Dettagli, per chi è stato comunque immenso.

A cavallo tra gli anni 60 e 70 Eddy Merck ha disputato circa 1800 corse, vincendone 525: una media spaventosa, che testimonia una superiorità che non ha eguali nella storia di questo sport. Cinque Giri d'Italia (record con Anquetil, Hinault e Indurain) cinque Tour de France (record con Binda e Coppi) e una Vuelta sono il suo bottino nelle grandi corse a tappe. Per tre volte, e anche questo è un record, ha fatto l'accoppiata Giro-Tour e per una volta, nel 1974, ha completato il filotto con il titolo Mondiale. Un Triplete che, nella storia del ciclismo, è riuscito solo a lui e a Stephen Roche nel 1987. Chi sia più grande tra i due non è mai stato e non è argomento di discussione.

Merckx ha vinto tre Mondiali, sette Milano-Sanremo, tre Parigi-Roubaix, cinque Liegi-Bastogne-Liegi, due Giri di Lombardia, tre Freccia Vallone, tre Gand Wevelgem, due Giri delle Fiandre. Ha stabilito il record dell'ora. È impossibile scorrere l'albo d'oro di una corsa qualsiasi senza trovare il suo nome, anche in quelli delle corse meno importanti. Perchè Merckx era «il Cannibale», non lasciava mai vincere nessuno, il traguardo esercitava per lui un richiamo irresistibile. Voleva vincere e solo vincere, sempre e in qualsiasi situazione.

Al Giro del 1969 era pronto a cogliere la vittoria, la Maglia Rosa era sulle sue spalle e nessuno sembrava in grado di portargliela via. Nemmeno Felice Gimondi, l'avversario di una vita, il supercampione che è stato grande proprio perchè tutto quello che ha vinto l'ha vinto contro il più forte di sempre. Ma alla fine della 17esima tappa, in quell'inizio di giugno del 1969, Merckx verrà fermato, squalificato perchè positivo a un controllo antidoping. Anfetamine, secondo i commissari dell'Uci, e addio Giro.

È rimasta famosa l'intervista che gli fece Sergio Zavoli, in albergo, mentre Eddy piangeva come un bambino giurando sulla propria innocenza. Avrà tutti dalla sua parte, il Cannibale, tutti pronti a giurare con lui su un errore, una distrazione. Perchè di doping, Eddy Merckx, non aveva bisogno. Felice Gimondi, che lo inseguiva e quasi due minuti, rifiuterà di indossare la Maglia Rosa del rivale che è anche, e lo è rimasto sempre, un amico. Un fuoriclasse con il quale sfidarsi a viso aperto, un campione da battere sulle strade, non in laboratorio. Gimondi alla fine vincerà quel Giro, con pieno merito.

Merckx, riammesso alle corse a tempo di record proprio per il riconoscimento della buona fede nell'assunzione di un farmaco contenente la sostanza proibita, andrà al Tour de France per dimostrare la propria forza. Il risultato è nella storia: venti giorni in Maglia Gialla, vittoria nella classifica finale, in quella a punti, in quella degli scalatori, nella combinata. Premio per la combattività e, con la Faema, classifica a squadre. Il secondo, il francese Roger Pingeon, staccato di quasi 18 minuti. Come alla conclusione della prima America's Cup di vela, di fatto non c'è secondo. Sarà il primo di cinque Tour consecutivi.

Si è ritirato dalle corse nel 1978, ma la sua storia non è finita lì: nel 1980 ha fondato, vicino a Bruxelles, la Eddy Merckx Cycles, una casa di produzione di biciclette da corsa. È stato per dieci anni commissario tecnico della nazionale belga di ciclismo, portando all'oro Rudy Dhaenens nel 1990 e Johan Museeuw nel 1996.

Oggi, quando incontra Felice Gimondi, lo abbraccia come si fa con un caro amico. Gli sguardi di entrambi esprimono stima, ammirazione, rispetto. In fondo, uno contro l'altro, hanno fatto soltanto la storia del ciclismo.

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