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Felice Gimondi non si arrendeva mai, nemmeno a Eddy Merckx

Sesta tappa, Sassano-Montecassino: 247 chilometri. Tappa lunga, di fatica, con un arrivo piazzato in cima a una rampa che, pur classificata come Gran Premio di seconda categoria, dopo quasi 250 chilometri è destinata a tagliare le gambe di molti. Una tappa per uomini veri, che non si arrendono mai. Il campione di oggi è Felice Gimondi.

Anche per lui seguiamo lo stesso criterio di Eddy Merckx, di cui abbiamo parlato ieri. Poteva vincere e ha saputo vincere su ogni terreno, il parlarne oggi non è irriverenza ma il giusto tributo nei confronti di un campione inarrivabile. Un campione che, senza Eddy Merckx, sarebbe stato lui, il Cannibale. Un campione che ha sempre combattuto fino all'ultimo metro, all'ultima salita, all'ultimo colpo di pedale contro il più forte di tutti i tempi, riuscendo spesso a mettergli la ruota davanti, a strappargli successi che sembravano ormai certi. Un campione che ha iniziato a vincere le grandi corse prima che il rivale entrasse in scena e che ha vinto quando ormai, il grande Eddy, non aveva più le forze per farlo. Questo è stato Felice Gimondi, e il ciclismo si inchina anche a lui.

La sua carriera inizia con il sogno di tutti: il Tour de France. È il 1965 e Felice Gimondi va in Francia per puntare, al massimo, alla maglia bianca di miglior giovane. Fare esperienza e aiutare il suo capitano, Vittorio Adorni: questi i due compiti per Felice. Che invece fa capire al mondo intero come i più grandi debbano fare i conti con lui. Per il pretendente numero uno al successo, Raymond Poulidor, non c'è nulla da fare. Sul Mont Ventoux il francese attacca, e attacca e attacca ancora quel ragazzino in Maglia Gialla che non molla mai. Uno scatto, due, tre e Gimondi sempre lì, pronto a rispondere. Nella cronometro di Versailles non c'è storia. Gimondi vince il Tour, il suo primo e il suo unico Tour de France. Tra poco arriverà Merckx a rompere le uova nel paniere, a complicare maledettamente tutto.

Eppure Gimondi, nonostante il Cannibale e nonostante i molti campioni in circolazione in quegli anni straordinari per il ciclismo mondiale, li batte tutti e su tutti i terreni. Sembra scegliere con cura le vittorie, perchè entrino nella leggenda. A Barcellona, nel Mondiale del 1973, per Gimondi non ci sono molte speranze. Ha ormai 31 anni e oltre a Merckx ci sono in circolazione Freddy Maertens, che in volata non perdona, Zoetemelk, Ocaña. Sul circuito mondiale il caldo è impressionante, l'asfalto sembra ricoperto dall'acqua per quello strano miraggio che si produce nelle giornate di afa insopportabile. Insopportabile per tutti ma non per Eddy Merckx, che giro dopo giro attacca e frantuma il gruppo, fa selezione, costringe tutti a inseguire.

All'undicesimo giro sul circuito di Barcellona sembra la fine: il Cannibale piazza uno scatto di quelli che non ammettono repliche. Ma dietro c'è Gimondi, che in vita sua non ha mollato mai, senza prima dare tutto. E Gimondi quella volta resiste, riprende Merckx, si trascina dietro gli altri inseguitori. Quando si arriva al rettilineo finale tutti aspettano un duello in casa belga: Merckx contro Maertens, Maertens contro Merckx. Troppo forti, troppo veloci, troppo tutto quei due. E invece, come un fulmine a squarciare le nubi, come una lama di ghiaccio a tagliare l'afa di Barcellona spunta Felice Gimondi. Il più forte è lui.

L'anno dopo, con la maglia di campione del mondo, vincerà la Milano-Sanremo: da solo, a braccia alzate, con i primi inseguitori a quasi due minuti. Il modo più bello per vincere: come si diceva, vittorie da leggenda.

Come la Roubaix e i due Giri di Lombardia, i due Gran Premi delle Nazioni a cronometro e i due Trofei Baracchi, in coppia con Anquetil e Rodriguez. Come La Vuelta del 1968 e i tre Giri d'Italia del 1967, 1969 e 1976. L'ultimo, conquistato a 34 anni, è forse anche il più bello: perchè nessuno pensava che Gimondi avesse ancora le forze per dominare una grande corsa a tappe. Ma a Felice, come abbiamo visto, piacevano le grandi imprese. Non è un caso se sei uno dei soli cinque corridori al mondo ad aver vinto Giro, Vuelta e Tour. In quel Giro del 1974 Merckx c'era ancora, ma pur essendo tre anni più giovane di Gimondi aveva concluso la fase vincente della carriera. Il Cannibale arrivò ottavo in classifica generale mentre Gimondi, a Milano, festeggiava con la Maglia Rosa. Quella maglia indossata per ben 24 giorni in carriera.

Ancora oggi nessuno, al Giro d'Italia, è riuscito a battere il record di Gimondi: nove volte sul podio con tre primi, due secondi e quattro terzi posti. Se non ci fosse stato Merckx.... Ma per fortuna c'è stato, perché le vittorie di Gimondi sono diventate ancora più grandi. Perché di Merckx è diventato amico: Felice riconosce la superiorità di Eddy, Eddy la grandezza di Felice. Che non mollava mai e che ha vinto tutto, nonostante lui.

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