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Questo articolo è stato pubblicato il 19 maggio 2014 alle ore 12:59.
L'ultima modifica è del 19 maggio 2014 alle ore 18:49.

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Il decreto Poletti fa bene alla flessibilità "buona", con una forte crescita dell'interesse delle imprese per contratti a tempo determinato e tirocini, un aumento dell'appeal per apprendistato e somministrazione e, dall'altra parte, una drastica riduzione verso collaborazioni a progetto e partite Iva.

I risultati emergono da una survey realizzata dall'agenzia per il lavoro Gi Group all'indomani dell'approvazione del decreto 34, presentata dall'amministratore delegato Stefano Colli Lanzi, nel corso della tavola rotonda "Esperti e imprese a confronto: proposte e soluzioni", durante la terza edizione di Tuttolavoro, il convegno del Sole 24 Ore in corso oggi a Milano. Dal sondaggio risulta anche un calo dell'appeal per le imprese dei contratti a tempo indeterminato: «Per ridare vigore a questa formula , a cui spetta un ruolo centrale come modalità di assunzione – spiega Colli Lanzi – ci sarà l'occasione della legge delega e il contratto a tutele crescenti in base all'anzianità rappresenta una buona soluzione». Nel corso del dibattito – a cui hanno preso parte anche Sergio De Pasquale, presidente del Gruppo De Pasquale, Isabella Covili Faggioli, vicepresidente di Aidp, Gabriele Fava, presidente di Fava & Associati, Nicola Uva, strategy director Adp Italia – si è parlato anche di Garanzia Giovani, il programma europeo che porta in dote all'Italia 1,5 miliardi di euro per il biennio 2014-15 per favorire l'occupazione dei giovani e che ha raccolto in 15 giorni di operatività l'adesione di quasi 50mila ragazzi in tutta Italia. L'obiettivo del programma è quello di offrire ai giovani, entro 4 mesi dall'iscrizione un'offerta qualitativamente valida di lavoro o di formazione. Quale il ruolo delle agenzie? Secondo Sergio De Pasquale la Garanzia Giovani rappresenta un'occasione unica soprattutto per realizzare azioni di orientamento, con la possibilità di ampliare gli interventi di raccordo tra scuola e mondo del lavoro e mettere a punto percorsi formativi strettamente collegati con le attività da svolgere in azienda. Secondo Nicola Uva, strategy director di Adp Italia, uno dei maggiori fornitori mondiali per le aziende di soluzioni in outsourcing per la gestione del capitale umano, bisogna incentivare le forme di flessibilità che migliorano le relazioni tra imprese e persone: «Welfare, flexible benefit, telelavoro sono misure che vanno incentivate e che necessitano di un'adeguata legislazione di riferimento». Isalbella Covili Faggioli, vicepresidente dell'associazione dei direttori del personale Aidp, sottolinea invece l'importanza "di avere regole chiare e la possibilità di derogare all'inquadramento rigido delle mansioni del lavoratore nel corso del rapporto di lavoro, anche per evitare possibili contenziosi". Il giuslavorista Gabriele Fava aggiunge come siano due gli ostacoli da rimuovere per far riprendere le assunzioni: "L'alta burocrazia e il costo del lavoro elevato: ogni impresa butta via il 30% del proprio tempo per le pratiche burocratiche, che andrebbero drasticamente ridotte, e in più bisogna tagliare il costo del lavoro, soprattutto nella parte non salariale".

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