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Questo articolo è stato pubblicato il 19 maggio 2014 alle ore 09:10.
L'ultima modifica è del 19 maggio 2014 alle ore 12:07.

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(Afp)(Afp)

Se qualcuno vi dice che il biliardo è un gioco, il tennis uno sport, mentre la pallacanestro è una metafora della vita, credetegli. Le storie che il basket racconta sono inattese e meravigliose. Da quelle delle piccole e sconosciute squadre di college che negli Usa arrivano al titolo nazionale fino al Maccabi di ieri sera, che ha vinto il suo sesto trofeo continentale tra Coppa Campioni ed Eurolega: i nomi cambiano, la sostanza è sempre la stessa.

Non era favorito, il Maccabi, anzi era dato come sicura vittima sacrificale tra le quattro delle Final Four: avrebbe dovuto arrendersi, e con largo margine, già nella semifinale. Dove invece ha battuto, di un punto, il Cska plurimilionario guidato da Ettore Messina, che a dieci minuti dalla fine vinceva tranquillamente di 15 punti. Una partita che ha riportato alla mente un'altra gara, la prima dei play off di Eurolega contro Milano. Anche lì il Maccabi era sotto di 12 a pochi minuti dalla fine, anche lì ha vinto. Oggi l'Olimpia non sa se piangere, vedendo l'occasione persa, o se inorgoglirsi perchè, tutto sommato, è stata eliminata dai campioni d'Europa.

La favola della Cenerentola delle Final Four è proseguita in finale, contro il Real Madrid che sembrava aver vinto questa Coppa ancor prima di iniziare a giocare, che aveva distrutto e umiliato il Barcellona nella semifinale tutta spagnola. Quattro quarti senza mai mollare, chiusi in parità, e poi il colpo decisivo nei supplementari, dove è il Maccabi a fare il Real, ad azzannare gli avversari alla gola , a regalare una pallacanestro da sogno. Il 98-86 finale non ammette repliche, non consente dubbi su chi, ieri sera, sia stato davvero il più forte.

E il più forte non è stato il Real delle stelle, ma la «Cenerentola » Maccabi. La squadra nata recuperando giocatori da mezza Europa, e dall'Italia in particolare. Alex Tyus l'anno scorso era a Cantù, Hickman due anni fa giocava a Pesaro, Smith era Treviso. Blu, che noi ricordiamo a Bologna e Treviso con il cognome più lungo (Blutenthal) si era addirittura ritirato dal basket: ha ricominciato per diventare campione d'Europa, per mettere paura e insegnare basket ai due metri e nove centimetri di Nikola Mirotic, che è pronto a lasciare il Real Madrid per andare ai Chicago Bulls, nell'Nba.

Quell'Nba, perchè la favola non è ancora finita, che non ha mai voluto quel piccolo grande uomo chiamato Tyrese Rice, che uscito dal Boston College è stato costretto a portare i suoi 185 centimetri scarsi in Grecia al Panionos, in Germania agli Artland Dragons, in Lituania al Lietuvos Rytas, ancora in Germania al Bayern Monaco. Una squadra all'anno, senza fermarsi mai, per approdare quest'anno al Maccabi. Un piccolo grande uomo capace di spaccare le partite (anche a Milano ne sanno qualcosa), di segnare nella finale il suo massimo di Eurolega: 26 punti, contro i giganti che lo sovrastano in peso e altezza. Ma lui è semplicemente imprendibile: quando decide di entrare taglia la difesa avversaria come il burro, il canestro diventa grande e la palla piccolissima, i due punti sono una certezza.

Questi uomini sono arrivati alla corte di David Blatt: un giramondo che, se scrivi l'elenco delle squadre che ha allenato, dall'inizio degli anni 90 a oggi, non ti basta un foglio di protocollo. Tra queste c'è anche l'italiana Treviso, portata alla conquista dello scudetto nella stagione 2005-06. Un giramondo che inventa basket come pochi altri al mondo, che disegna le difese perfette, anche contro il Real Madrid. Lo si era già visto nella serie dei play off contro l'Olimpia: la difesa impenetrabile di Milano veniva spesso battuta ed era invece Milano, quando partiva in attacco, a trovarsi sempre un uomo davanti a bloccare la strada verso il canestro. Blatt è l'allenatore che ha capito come gestire al meglio Baby Shaq, al secolo Sofoklis Schortsanitis: 160 chili (ma saranno davvero solo 160?) di forza e discontinuità, che disciplinati per 15 minuti a partita dal gioco di Blatt hanno imparato a fare la differenza.

Queste sono le favole che regala il basket, favole come quelle del Maccabi dove non importa se sei più piccolo, più vecchio e più povero degli altri: perchè alla fine, mescolando tutti i difetti che ti rendono un sicuro perdente contro i colossi d'Europa, esce una miscela perfetta e l'Eurolega, per la sesta volta, la porti a casa tu.

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