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Questo articolo è stato pubblicato il 27 maggio 2014 alle ore 14:58.
L'ultima modifica è del 27 maggio 2014 alle ore 16:53.

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C'è quello che chiude la campagna elettorale mandando sul palco nientepopodimenochei Righeira, Viola Valentino e Alan Sorrenti dimostrandosi più incline alla rottamazione politica che musicale, e c'è quello che è riuscito a far convergere su di sé i voti di comuni stacci, o quel che ne resta, e ciellini, o quel che ne resta anche di loro. Poi c'è il geniaccio della fisica e l'umanista, l'enfant prodige delle produzioni televisive e quello che posta su Facebook una foto in cui ringrazia la morosa per la pazienza.

Varia umanità della politica italiana quella dei candidati sindaco che si vivranno altre due settimane di agonia e campagna elettorale cercando di convincere gli indecisi, solleticare i perplessi, pungolare i più pigri a dare a loro il proprio voto. Al ballottaggio, il prossimo 8 giugno, andranno 156 comuni e in ognuno di questi (o quasi) ci sarà un candidato del partito del 40%, e per estensione di una coalizione in cui i democratici fanno la parte del leone, che dovrà spuntare contro ‘il resto del mondo', e per estensione il resto del mondo sono di solito o accrocchi di centrodestra o arrocchi a 5 Stelle.

Tra i faccia a faccia più curiosi, oltre a quello di Modena si registra un altro colpo basso della base al democratico partito guidato da Matteo Renzi: a Livorno (Livorno, quella del porto e della curva dei tifosi talmente comunisti che all'ipotesi di avere un presidente ex Msi e Fi hanno steso lo striscione: Badecchi attento a Livorno soffia ancora il vento). Sarà che i fiorentini in Toscana sono amati come un callo in una scarpetta di cristallo e che Matteo Renzi reca con sé questo peccato originale, ma a Livorno non ce l'ha fatta al primo turno Marco Ruggeri, fermato sul 39.97%. E dire che le aveva proprio tutte per aggiudicarsi le simpatie rosse: operaio turnista all'Eni, figlio di gente semplice, faccia da bravo ragazzo. Niente da fare, se la vedrà, con uno smanettone OpenSource addcited a 5 Stelle, quale è l'ingegnere aerospaziale Filippo Nogarin.

Altra città, Bari, altro partito e altro ingegnere (sempre aerospaziale): Mimmo Di Paola, candidato per il centrodestra che parte da un 35.8% che di per sé non sarebbe neanche male, non fosse che dall'altra parte trova con un 49.4% Antonio Decaro (Pd), l'uomo che ha rifatto per una mezzora il Festivalbar trascinando sul palco Viola Valentino (quella che era inseguita dalle femministe perché cantava ‘comprami io sono in vendita'), i Righeira che ormai alla playa ci vanno cosparsi di protezione 50 e l'immarcescibile figlio delle stelle (non 5 ), Alan Sorrenti. In attesa del ballottaggio dell'8 giugno si dice che Bobby Solo e Orietta Berti stiano facendo i gargarismi.

A Padova il Pd ha già l'hastag della vittoria, anche se i precedenti dovrebbero invitare alla prudenza, #L8XROSSI. Comprensibile solo agli adolescenti (che però non votano) o a qualche rimasuglio di adultoscente che si ostina ad andare in skateboard, l'hastag si traduce con un semplice lotto per Rossi (Ivo fermo al 33.8%). Dall'altra parte Rossi si trova un boyscout, Agesci, che si chiama Massimo Bitonci, è al 31.4%, è sostenuto dal centrodestra e dalla Liga Veneta, ma assicura di non avere mai visto un carrarmato in vita sua.

A Bergamo non ce l'ha fatta al primo turno il signore della Magnolia, o anche il marito di Cristina Parodi, e comunque Giorgio Gori, il più fedele dei renziani della prima ora. Quelle che lo attendono saranno due settimane di passione: è al 45.5%, che è tanto per carità, ma dall'altra parte si trova il sindaco uscente, il bocconiano Franco Tentorio, al 42.2% che può sempre far leva sulla fede calcistica essendo figlio di un ex calciatore e dirigente dell'Atalanta. E in calcio e in politica quasi tutto è lecito.

Un po' più a sud, a Pescara, c'è anche chi si sposa a due settimane dalle elezioni e non va in viaggio di nozze (mettendo a rischio la tenuta stessa del matrimonio): si tratta del sindaco uscente di centrodestra Luigi Albore Mascia, 48 anni, avvocato, che al primo turno ha preso il 22.8% delle preferenze e l'8 giugno se la vedrà con Marco Alessandrini che, con citazione in perfetto accento abruzzese di JFK (non chiedetevi cosa il paese può fare per voi ecc… tradotto in un cosa la Regione, la Provincia e il Comune) si è già conquistato il 43% delle preferenze.

Infine a Pavia il Formattatore del Pdl non la spunta al primo turno sul partito del Rottamatore del Pd, tradotto: Alessandro Cattaneo resta al 46.7% e l'8 giugno, ironica sorte, se la vedrà col classicissimo professore di lettere Massimo Depaoli (uno che davanti al neologismo formattatore probabilmente ha invocato una punizione dantesca)che al momento può contare sul 36.4% di voti.
Nota di chiusura non c'è stata storia invece a Nusco, Irpinia, nell'elezione del suo sindaco il rispolverato Ciriaco De Mita 86 anni che dimostrano che l'immortalità, almeno in politica, esiste ed è capace di portarsi a casa l'80% di preferenze alla faccia del nuovo che avanza.

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