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Questo articolo è stato pubblicato il 04 giugno 2014 alle ore 13:47.
L'ultima modifica è del 04 giugno 2014 alle ore 14:00.

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Con il disarmo della nave Costa Concordia, Genova si candida a diventare il porto mediterraneo per lo smantellamento delle navi. Il progetto di trasformazione dei bacini Riparazioni Navali in un impianto di smaltimento e riciclaggio delle navi è stato presentato dai cantieri San Giorgio del Porto-Mariotti, società che ha anche acquisito una certificazione Rina proprio per questa attività.

Si tratta di un documento di 47 pagine presentato in febbraio alla Regione Liguria da Tomaso Gerbino della società Theia per conto della San Giorgio.
Il progetto si basa sui bacini di Riparazioni Navali nel porto di Genova (guarda la mappa del porto con le aree), dove «vengono eseguite da decenni – è scritto nel progetto – attività di manutenzione e trasformazione di navi che comportano la demolizione parziale di navi». In altre parole, già oggi i bacini fra i tanti lavori di riparazione svolgono anche opera di smontaggio di parti di navi. Visto il fabbisogno di impianti di disarmo delle navi, mentre il settore della cantieristica di riparazione è poco richiesta, sfruttando il caso della nave da crociera Costa Concordia, l'area Riparazioni Navali potrebbe dedicarsi in via esclusiva e intensiva a questa attività ora marginale.

Oggi gran parte delle navi vengono smantellate in modo selvaggio su alcune spiagge asiatiche: per esempio in Bangladesh. Gli armatori mandano le unità vecchie ad arenarsi, e torme di disperati avvolgono la nave come formiche e la smontano a pezzo a pezzo, rivendendo acciaio e altri materiali. Nessuna cautela ambientale. Nessun rispetto per la sicurezza del lavoro.

L'Europa classifica i relitti come rifiuti pericolosi, e questa forma di smantellamento piratesco sarebbe vietata. Per lo smontaggio bisognerebbe rivolgersi a strutture certificate e regolari. Però i cantieri europei (soprattutto nel Nord Europa) sono assai più costosi e comunque sono insufficienti alla domanda espressa dagli armatori europei. Così molti armatori fingono di vendere la nave a intermediari farlocchi. In apparenza si tratta di una normale vendita di navi usate, in realtà il prestanome si occupa di far arenare l'unità sulle spiagge dei disperati.

In Mediterraneo c'è un grande cantiere in Turchia – ipotizzato anche per la nave Costa Concordia – dai costi modesti e dagli standard ambientali di tipo moderno.
Il progetto della San Giorgio prevede «la gestione di un impianto di riciclaggio navi per l'esercizio dell'attività di demolizione completa o parziale delle navi al fine di ottenere componenti o materiali da ritrattare o preparare per il riutilizzo». Il progetto inoltre non comprende «il loro ulteriore trattamento o smaltimento». In sostanza, smontaggio e deposito sui piazzali in attesa di mandare i materiali alle varie destinazioni.
Secondo i progettisti, non ci sarà alcun impianto aggiuntivo: si useranno esattamente le stesse attrezzature (gru, bacini, carriponte e così via) che si usano oggi.
Per questo motivo, la Regione Liguria ha ritenuto di non sottoporre a valutazione d'impatto ambientale (Via) il progetto.

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